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Università campane: in arrivo 50milioni di euro per la ricerca. L’assessore Nicola Mazzocca presenta il progetto “Sviluppo di reti di eccellenza tra Università”

Buone notizie per gli studenti campani che hanno intenzione di sviluppare progetti di ricerca, l’Assessore alla Ricerca ed all’Innovazione della Regione Campania – Nicola Mazzocca – ha presentato un progetto di finanziamento denominato “Sviluppo di reti di eccellenza tra Università” che prevede lo stanziamento di un bando di 50milioni. L’obbiettivo del bando sarà finanziare circa 3mila progetti di ricerca universitaria tra borse di studio, dottorati, stage, master, ecc.; e prevede la realizzazione di una serie di reti tematiche tra università.

Requisito fondamentale è la volontà degli atenei di cooperare su cinque settori strategici per l’innovazione: salute e tecnologie, ambiente e agroalimentare, tecnologie abilitanti, tecnologie industriali e scienze socio economiche. E’ un intervento innovativo – afferma l’assessore – che permette alle imprese di avere un ruolo centrale nella definizione dei temi sui quali si dovranno formare le risorse umane. Le imprese, inoltre, potranno decidere di avere anche un ruolo pù attivo nella rete cofinanziando gli interventi ai quali far partecipare i propri dipendenti o collaboratori. Il tetto massimo di finanziamento per ciascun intervento di rete è di 5 milioni di euro.

Il bando, presentato al Pico, è stato illustrato nell’ambito del convegno “Le opportunità” del Fondo Sociale Europeo per Università, Ricerca ed Imprese. Alla presentazione hanno partecipato anche i rettori delle principali università campane: Filippo Bencardino dell’ Università del Sannio,  Gennaro Ferrara della Parthenope, Guido Trombetti della Federico II, e Lidia Viganoni dell’Università Orientale.

In un momento di crisi economica investiamo nella creazione di un rapporto forte tra mondo dei saperi e dell’impresa – ha detto l’assessore Mazzocca durante la presentazione -. E’ un nuovo modo di fare formazione, una formazione di qualità che guarda in primis al mercato perché le imprese della rete partecipano nel definire i temi degli interventi. Ed è la rete o il partenariato a selezionare le risorse umane che dovranno essere assegnatarie di borse di studio, di stage o altre azioni. Inoltre – ha aggiunto l’assessore – il finanziamento relativo alla formazione ed alla valorizzazione del capitale umano viene gestito in modo integrato perché l’intervento prevede di coordinare azioni diverse come gli stage, i tirocini e le borse di studio. Si tratta, dunque, di un intervento innovativo perché accanto alle consuete forme di scambio fra gli attori della rete di eccellenza si prevede anche l’integrazione.

In conclusione, Mazzocca ha affermato che con questo intervento per la prima volta riconosciamo un progetto formativo che ha alla base l’internazionalizzazione, dunque la mobilità nazionale e transnazionale nei percorsi di studio e di ricerca. La rete ci consente di aggregare la massa critica di risorse e competenze del territorio per conseguire obiettivi ambiziosi e moltiplicare gli investimenti. In pratica, la rete di soggetti che viene finanziata deve saper dimostrare che sarà in grado di produrre sviluppo sostenibile per il territorio.

Un progetto che potrebbe dare una spinta notevole ai progetti universitari e potrebbe consentire gli studenti pù brillanti di farsi notare senza dover emigrare all’estero.

L'Università cambia faccia: tremano i baroni o tremano gli studenti? La Gelmini svela le carte e propone l'ennesima riforma.

La riforma dell’università è stata presentata in Consiglio dei ministri. Che cosa cambia?
Per il momento nulla. Si tratta di un disegno di legge. Inizierà il suo iter in Senato e, se non dovessero esserci intoppi, diventerà legge soltanto nella primavera del 2010. Ma i rettori universitari hanno già lasciato intendere che il testo va nella giusta direzione ma dovrà essere ancora un po’ modificato nell’esame da parte del Parlamento.

Come saranno i rettori del futuro?
Non potranno rimanere in carica pù di otto anni, ovvero due mandati. Oppure per un solo mandato della durata massima di sei anni. La norma ha valenza retroattiva e le università non potranno pù decidere con modifiche autonome il numero dei mandati creando rettori spesso con incarichi ultra-decennali. Continua a leggere

Nessuna delle università italiane tra le prime 200 al mondo. Pessima figura di un sistema ormai distrutto ed annientato. Niente ricerca e riforme fatte con i piedi.

Ci arriviamo con qualche giorno di ritardo, ma il tempo serve solo a dare maggiore attenzione alla cosa. La questione è semplice ed è stata sollevata da Time Higher education, che nella sua classifica mondiale delle 200 università pù rappresentative, ci ha relegato in coda. La battaglia è tutta anglosassone con l’intrusione nella sempre pù avanzata Asia. Non ci meraviglia che al primo posto ci sia Harvard, chi di noi non ci manderebbe il figlio, ma quel che ci meraviglia è che la prima facoltà che parla italiano si trova al 174° posto (centosettantaquattresimo!!!!) ed è l’università di Bologna. Sapete il paradosso dove si trova? Nel fatto che la posizione attuale è anche consolante, visto che nel 2008 era al 192° posto. Oltre ah Harvard, sul podio ci sono Cambridge ed al terzo Yale. Gli Stati Uniti hanno il primato tra le prime venti università, sarà forse perché il quel paese i soldi si gestiscono in modo diverso? Sarà forse perché le università statunitensi hanno pù fondi per la ricerca? Sarà forse perché molti Italiani vanno proprio nella terra che Colombo ha scoperto perché da noi di il ricercatore è una entità effimera? Sarà!! Un dato che, almeno, ci fa un po’ di orgoglio è quello che vede 39 università europee tra le prime 100, tre in pù del 2008 e per quanto riguarda la nostra amata ingegneria, la migliore è École normale supérieure di Parigi. Continua a leggere