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Bonifica e risanamento dei siti contaminati, l’ambiente dal punto di vista della scienza.


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Quello che si è tenuto il 26 Maggio 2015 presso l’HUB di Giugliano non può essere definito né un convegno, né tanto meno un seminario, gli organizzatori l’hanno definito workshop ma per me è stata una vera esplosione di cultura. Il tema principale dell’incontro era la bonifica ed il recupero delle aree compromesse da inquinanti più o meno pericolosi. Una giornata ricca di incontri interessanti e ricca di informazioni. Il workshop era a conclusione del progetto PON R&C DI.MO.D.I. per la realizzazione di un prototipo d’impianto per la bonifica in situ di terreni contaminati.

Ad aprire i lavori il Prof. Michele Di Natale, responsabile formativo del progetto che ha indirizzato una foltissima platea verso i temi che si sarebbero trattati durante la giornata, ponendo l’attenzione sulle ragioni che hanno portato il nostro territorio verso la deriva ambientale a cui siamo abituati, puntando il dito contro i sistemi tecnologico-produttivi che consentono di ottenere ottimi rendimenti in tema di produzione ma che inquinano troppo rendendo sempre necessaria un’attività di bonifica delle aree su cui insistono. Non mancano, purtroppo, anche i contributi dovuti alla presenza della camorra.

Di Natale, in un accorato e sentito intervento ha fatto riferimento a come la natura agisca con un andamento ciclico, nel quale le materie vengono assimilate, trasformate per poi ritornare nella forma elementare, un andamento che l’essere umano ha appiattito portandolo da circolare a rettilineo, infatti noi prendiamo dalla natura, trasformiamo ma poi produciamo rifiuti che la natura non può assimilare. L’obiettivo è proprio quello di avviare un processo culturale che porti a chiudere il cerchio, trovando ed applicando sistemi che permettano di smaltire nel migliore dei modi gli scarti ed i prodotti stessi che si ottengono dal ciclo produttivo.

Il capo della Segreteria del Ministrero dell’Ambiente, Vittorio Sepe ha continuato il discorso introduttivo parlando dei contributi che il ministero ha già messo a disposizione, circa 50 milioni di euro ed ha espresso la speranza di poterli raddoppiare portandoli a 100 milioni. Mentre il Vice Prefetto di Napoli, Donato Cafagna, ha concluso portando l’attenzione sul nostro territorio che troppo spesso, purtroppo, viene etichettato con il nome di “La Terra dei Fuochi”.

Con il DL 136/2013, dice Cafagna, il governo ha creato uno strumento ad hoc per il nostro territorio, con l’obiettivo di salvaguardare le eccellenze di quella che è stata da sempre definita Campania Felix, di intensificare i controlli, di migliorare il rapporto Ambiente/Salute. Si deve riuscire a censire le aree inquinate per poi coordinare le attività di bonifica e, vista l’esiguità dei fondi a propria disposizione, cercare di farlo con interventi mirati ed economici, facendo attenzione alle possibili infiltrazioni della camorra. In ultimo ha posto l’attenzione sulla nuova normativa che ha reso reati penali i delitti ambientali.

L’intervento dell’Arpac, ad opera di Agostino dell Femmine, Fabio Taglialatela e Vincenzo Barbuto, è stato focalizzato sull’enorme mole di dati che l’ente ha prodotto sui siti contaminati. Una delle cause principali che porta ad inquinare, secondo la loro esperienza, sono gli effetti deleteri della burocrazia che troppo spesso fornisce certificazioni non proprio attendibili che permettono lo sversamento di rifiuti non propriamente trattati. Per arginare il problema, quindi, è necessario censire i siti, realizzare dei piani di caratterizzazione e di di rischio, per poi riuscire ad intervenire. Uno dei maggiori pericoli, però, è la mancanza di personale che potrebbe anche portare al rischio di sperpero delle risorse visto che non ci sono abbastanza persone per gestire l’enorme (ed annoso) problema.

La Dottoressa Eleonora Beccaloni, dell’Istituto Superiore di Sanità, ha posto l’attenzione sull’Area Vasta di Giugliano e sugli effetti dell’inquinamento sulla salute. Il problema principale è dettato dalla caratterizzazione delle aree agricole e dal fatto che spesso si utilizzano ai fini dell’irrigazione falde inquinate che possono contaminare i prodotti agricoli. Ma nonostante le loro numerose analisi, soprattutto dei prodotti ortofrutticoli, non sono stati rilevati particolari problemi. In buona sostanza i prodotti della nostra terra non solo sono buoni ma sono anche sani!

L’Area Vasta di Giugliano è grande circa 220 ettari che interessano le aree dalla discarica della Masseria del Pozzo, di Novambiente, della Fibe e delle ecoballe della Fibe, del Ponte Riccio, dei terreni degli Eredi Giuliani, e della zona definita San Giuseppiello. Un quadrilatero un tempo fertile che oggi vede solo inquinamento e discariche.

Per meglio comprendere i meccanismi che si attuano quando c’è da bonificare un area inquinata è intervenuta Ida Sgulò, che per conto della Kuwait Petrolum Italia ha esposto la soluzione di recupero della ex raffineria di Napoli. L’area è stata bonificata vendendo parte degli impianti a società che hanno provveduto a smontare le apparecchiature e a ripristinare i suoli. Tutto ciò che non è stato venduto è stato demolito e recuperato, salvo tenere alcuni impianti come archeologia industriale. L’area è stata fortemente interessata dall’inquinamento da idrocarburi e da metalli pesanti e si è previsto il recupero della zona per uso urbano.

ust-kamenogorsk

ust-kamenogorsk

Sempre sullo stesso tema di recupero delle aree inquinate è intervenuto Antonio Ancilletta, della SIPEM SPA che ha illustrato un caso di studio per il recupero della falda acquifera nel territorio di Ust-Kamenogorsk in Kazakhstan. L’area, interessata da un vasto polo industriale, è inquinata da metalli pesanti, idrocarburi e materiale radioattivo.

Il loro obiettivo era quello di utilizzare la tecnica del Pump & Treat (P&T, estraggo l’acqua della falda con dei pozzi che poi vado a trattare in appositi impianti). Dalle analisi è risultato che circa il 70% della zona è inquinata. L’impianto avrebbe previsto varie fasi di trattamento, tra le quali una di chiariflocculazione più sedimentazione ed una a carboni attivi. Durante la valutazione del progetto, però, ci si è resi conto che l’attività di P&T non avrebbe comunque risolto il problema, infatti il fiume che si trova a valle della zona industriale avrebbe comunque recepito agevolmente gli inquinanti e, quindi, si è scelto di non agire con nessuna soluzione di bonifica, prevedendo semplicemente lo spostamento dei pozzi dai quali si recupera l’acqua potabile ed irrigua in una zona non interessata dall’inquinamento.

Adsorbimento con tufo

Adsorbimento con tufo

Nel pomeriggio, si entra nel vivo di quelli che sono i sistemi tecnologici che consentono la rimozione degli inquinanti ed il recupero delle aree soggette a bonifica. L’environmental technologies s.r.l., una spin off della Seconda Università di Napoli (SUN), ha introdotto un interessante metodo di rimozione del materiale inquinante dall’acqua grazie all’uso di granuli di tufo giallo napoletano ricoperti di acido umico. Sia il tufo che l’acido umico sono prodotti economici e facili da reperire. Tramite una colonna di adsorbimento si riesce a far adsorbire gli inquinanti dell’acqua sui granuli di tufo ed agendo sulla temperatura si riesce a far migliorare il processo o ad invertire lo stesso riuscendo anche a recuperare l’inquinante. In conclusione, con materiali poveri si può ottenere un ottimo risultato in tema di recupero ambientale.

Daniela Ducci e Lorenzo Boccia, del progetto LIFE di Ecoremed hanno posto il tema dal punto di vista fitologico. Infatti non bisogna mai fare l’errore di assumere che un terreno

ecoremed

ecoremed

inquinato produca ortaggi inquinati ma bisogna sempre tenere in considerazione le funzionalità biologiche degli esseri viventi nei confronti degli inquinanti. Inoltre, troppo spesso si tende ad assumere che l’eventuale presenza di inquinanti nelle acque o nei suoli o nell’aria sia da attribuire ad attività antropiche mentre spesso tali sostanze sono di natura geogenica (di natura geologica), soprattutto in territori fortemente vulcanici come i nostri.

Da un’analisi approfondita dei terreni agricoli risulta che solo una piccolissima parte sono interessati da fenomeni di rischio presunto di inquinamento (presunto!), volendo fare un confronto con l’area metropolitana di Napoli, la zona dell’agro-aversano ha una situazione ambientale di gran lunga migliore.

Si è anche affrontato il tema del bio-risanamento, con l’introduzione di apposite colonie di microorganismi che siano capaci di degradare gli inquinanti. In questo modo si ha un approccio ecologico al tema della bonifica. Tramite l’Active Phytoremediation Project Area, si punta ad utilizzare alberi e piante che siano capaci di intrappolare gli inquinati e, quindi, a bonificare in modo del tutto naturale determinate aree inquinate. Dalle analisi effettuate sulla biologia delle piante, si è visto che in terreni contaminati da mercurio, le piante riconoscono il pericolo ed evitano selettivamente di assorbirlo, per fortuna le piante non sono esseri umani!

PRB

PRB

Armando Di Nardo, del dipartimento di Ingegneria Civile della SUN e tra i promotori del workshop, ha introdotto il tema della bonifica utilizzando le Barriere Permeabili Reattive (PRB), tramite le quali con processo di P&T si punta ad ottenere ottimi risultati nella bonifica delle falde acquifere inquinate. Le tecniche proposte sono due, la PRB C (Continua) che prevede un’unica barriera a valle della falda attraverso la quale si fa passare il flusso e la PRB D (Discontinua), composta da numerosi pozzi con all’interno il materiale adsorbente, sistema che permette di ottenere comunque ottimi risultati ottimizzando di parecchio il processo.

progettazione della PRB

progettazione della PRB

Il progetto in questione è stato proposto per il caso dell’area vasta di Giugliano dove, grazie all’utilizzo di particolari software per la modellazione dei flussi, si è visto che tramite il PRB D e con un P&T specifico, la falda acquifera potrebbe essere bonificata in circa 25 anni.

La maggior parte dei processi di bonifica utilizzano sistemi di adsorbimento ed in questo ci è venuto in aiuto il Prof. Amedeo Lancia del dipartimento di ingegneria chimica della Federico II di Napoli che ha appunto parlato di bonifica delle falde acquifere tramite adsorbimento su carbone attivo. Ha inoltre proposto alcuni studi di ricerca dove al posto dei carboni attivi si pensa di utilizzare le ceneri degli impianti di termovalorizzazione con lo scopo di utilizzare materiale che ha già una caratteristica di rifiuti piuttosto che utilizzare sostanze “pure”.

Il Prof. Pirozzi, del dipartimento di Idraulica della Federico II ha ampliato il discordo della bonifica dei suoli e delle falde acquifere, ribadendo che tra i maggiori inquinati ci sono i metalli pensati anche se non sempre la loro presenza è da attribuire ad attività legate all’uomo. Infatti si è notato che analizzando le acque o i suoli della nostra zona (fortemente vulcanica) si è visto che per alcuni metalli pesanti i valori di fondo naturale sono maggiori dei limiti imposti dalla normativa. Per il suolo si può far riferimento al Soil Washing, un processo che prevede il prelievo del substrato inquinato, il lavaggio con soluzioni estraenti ed il ripristino del terreno nell’area d’origine. Ovviamente resta comunque la necessità di dover smaltire la soluzione estraente che ora risulta ricca di inquinante.

allarmismo terra dei fuochi

allarmismo terra dei fuochi

Troppo spesso i mezzi di informazione si rendono complici di pratiche di allarmismo che puntano a denigrare la nostra zona per interessi reconditi di alcune realtà molto potenti. Basti pensare che tra pochi anni l’europa metterà all’asta i litorali costieri ed è ovvio immaginare che con tutta questa disinformazione in tema ambientale le coste del giuglianese e del basso casertano potranno essere acquistate a poco prezzo da speculatori senza scrupoli.

Basta dare un’occhiata alle principale testate giornalistiche mondiali per rendersi conto che i giornalisti scrivono titoloni su titoloni basandosi su illazioni e su ipotesi di inquinamento, quando per dire che un terreno è inquinato servono numeri precisi che molto spesso portano a conclusioni del tutto opposte. Si pensi a tutto l’allarmismo riportato dalle parole del pentito Schiavone, dove si è detto che la maggior parte dei territori a nord di Napoli sono stati interessati dallo sversamento di sostanze tossico nocive, ma nessuno ha posto l’attenzione sul fatto che gli scarichi di cui si parla sono stati già individuati, spostati e messi in sicurezza e che dalle analisi fatte non risulta nulla di ciò che Schiavone ha detto successivamente.

dimodi

dimodi

Infine, si è parlato del progetto DI.MO.D.I. (Dispositivo mobile per il desorbimento di idrocarburi), un interessantissimo impianto che permette di bonificare i terreni inquinati direttamente in situ.

L’impianto prevede l’utilizzo di una torre di desorbimento composta da due cestelli inclinati alimentata dal basso da gas ad elevata temperatura e dall’alto dal terreno da trattare. Nel cestello in alto si prevede la fase di essiccazione del terreno che grazie ad un piano inclinato stramazza nel cestello inferiore dove fluidizza (in pratica grazie al gas insufflato dal basso il terreno fluidizza e si comporta come fosse un  fluido), attivando i processi di desorbimento che permetto il passaggio dell’inquinante dal substrato solido alla soluzione fluida. A monte della colonna è presente un boiler dove si genera il gas desorbente e a valle sono presenti tutta una serie di impianti che depurano il gas che nel frattempo si è arricchito di inquinante. Il tutto concentrato in poco spazio da poter essere trasportato su un bilico senza la necessità di attivare un protocollo di trasporto eccezionale. Un progetto davvero interessante che ha visto la partecipazione della SUN e della Edilgen (un’azienda napoletana che opera nel settore delle bonifiche).

La giornata si chiude con un dibattito tecnico sui principali temi trattati.

Una giornata intensa e ricca che ha visto la parte più attiva della nostra città mettersi insieme per cercare di creare un clima di rivincita e di rinascita. Non è vero che la nostra è la terra dei fuochi, la nostra è una terra meravigliosa che grazie allo sforzo degli scienziati che la animano può diventare di nuovo la Campania Felix che gli antichi tanto decantavano.

Per maggiori informazione vi lascio il link dell’evento organizzato presso l’HUB di Giugliano.

Locandina Di Mo D I

Locandina Di Mo D I

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