La Commissione Europea osserva i rifiuti campani. Forse nuove misure in vista?

”Seguiamo molto da vicino la situazione in Campania, e nei prossimi giorni valuteremo se prendere nuove decisioni e adottare nuove misure”, queste le parole della portavoce del commissario Ue all’ambiente, Stavros Dimas. Ricordiamo che proprio nel Giugno scorso è stata aperta una procedura di infrazione contro l’Italia perché non ha rispettato le indicazioni sul tema dello smaltimento dei rifiuti. Magari ci fosse qualcuno che seriamente dettasse un metodo per uscire da questa triste vicenda, invece ci manca solo la Commissione Europea a toglierci i soldi dalle tasche, perché è ovvio, chi ci rimettarà saremo noi cittadini.

La precedente procedura di infrazione è nata dalla scioccante reazione che i membri della commissione ebbero quando videro le immagini televisive della crisi campana (fortuna che certe cose le vedono solo dalla televisione). Una delle motivazioni era che “non si è fatto abbastanza per risolvere un problema che crea rischi di diffusione di malattie e di inquinamento dell’aria, dell’acqua e del suolo e che dunque desta gravi preoccupazioni per la salute umana e per l’ambiente”. Come dargli torto.

Altro punto che ci rende molto, ma molto, perplessi è quello che fa riferimento agli impianti dove si dice che “gli impianti regionali per lo smaltimento dei rifiuti sono inadeguati, in palese violazione degli obblighi comunitari previsti nella direttiva quadro sui rifiuti”. Questa osservazione è nota a tutti dalle nostre parti, ma questi tanto famosi impianti inadeguati chi li ha progettati? chi li ha approvati? Chi li gestisce? Ma è mai possibile che devono arrivare da Bruxelles per dire certe cose? Il comunicato continua chiedendo all’Italia di “agire prontamente per adeguarsi e rimettere in efficienza gli impianti”. Questo punto ci preoccupa, è molto. Non siamo in grado di completare un impianto di Termovalorizzazione, come si può pretendere di adeguare gli impianti di trattamento dei rifiuti?

Sono passati sei mesi dal Giugno scorso e negli uffici della Cominutà Europea sono ancora in attesa di una risposta ufficiale del governo italiano e intanto, noi comuni cittadini, stiamo soffocando nel mare maleodorante dei sacchetti della spazzatura.

Milano come Londra? Dal nuovo anno in centro con l'Ecopass.

Fare qualcosa per l’ambiente non può che farci piacere. È il nostro obbiettivo e forse anche il nostro mestiere. Ma certi provvedimenti, da soli, non bastano. Lasciamo perdere i disservizi logistici e burocratici che ogni novità porta nel sistema amministrativo italiano, anche nella tanto precisa e elogiata Milano, (ci viene da pensare che il deterrente per gli automibilisti non è la tassa per entrare in centro quanto la difficoltà di procurarsi prima ed uilizzare poi il famoso talloncino blu). Il vero problema è che si parte sempre dalle cose pù facili, invece di creare soluzioni strutturali si risolve facendo pagare ai pù poveri una tassa definita ecologica.

Ecopass MilanoOvviamente non vogliamo sollevare una polemica sulla validità o meno del provvedimento, potrà sicuramente essere un deterrente per tutte le persone che hanno automobili Euro zero o, comunque, fortemente inquinanti ma sul fatto che quelle di ultima generazione non inquinino non ci metterei la mano sul fuoco. Inoltre, alla fine, anche chi ha un’auto inquinante, basta che paga la sua bella tassa e continua ad emmettere tutte le schifezze che di solito emette.

Che bello sarebbe stato se si fosse investito nei trasporti pubblici, nelle metropolitane, magari, e questo sarebbe stato davvero il top, si potevano intensificare le piste ciclabili. Invece, facciamo pagare chi non può permettersi un’auto di ultima generazione, facciamo pù bella figura.

Milano come Londra? Beh… forse quelche differenza nella cultura dell’ambiente c’è.

Irregolarità nella recente riapertura di Taverna del Re in un filmato su youtube.

Video che testimonia gli sversamenti abusivi a Taverna del Re.Abbiamo già discusso di Taverna del Re e delle promesse non mantenuto dal commissariato in questo post ma quello che abbiamo scoperto, grazie ad un articolo apparso su InterNapoli e grazie ad un manifestante fa ancora pù rabbia.

La riapertura del sito di stoccaggio di Taverna del Re è stata ordinata dal commissariato per l’emergenza dei rifiuti solo per dare respiro all’impainto di C.d.r. di Giugliano, vietando eventuali scarichi da altri impianti campani. Il commissario aveva il dovere e l’obblico di vigilare sulla provenienza dei Tir e consentire l’accesso solo agli automezzi provenienti da Giugliano ma così non è stato. A vigilare ci hanno pensato i manifestanti che, resisi conto della presenza di rifiuti provenienti da Acerra si sono fatti sentire con i numerosi poliziotti che vigilavano minacciosamente su di loro.

Non bastano le false promesse di Pansa, ormai ex commisario, ma a queste si sono aggiunte quelle del dirigente della polizia che aveva assicurato che i Tir provenienti da Acerra sarebbero stati scortati al commissariato e sarebbero stati multati. In realtà gli automezzi, dopo aver scaricato (abusivamente!!), hanno proseguito la propria marcia di ritorno verso Acerra senza subire nessuna sanzione.

Le riprese, pubblicate anche su InterNapoli (video1, video2), sono state realizzate da Salvatore Picascia (del presidio permanente di Taverna del Re – Amici di Beppe Grillo di Napoli) e si trovano su youtube.

Inoltre, voglio segnalare questo un interessante contributo di Antonio Menna scritto su InterNapoli sull’apertura del “sito di stoccaggio” a Pianura.

Energia dal sole con meno di un dollaro al Watt? Dalla California un pannello fotovoltaico a basso costo.

Pannello NanosolarOggi, produrre energia tramite pannelli solari ha un costo abbastanza elevato ma un’azienda californiana, la Nanosolar, ha affermato che presto lancerà sul mercato un pannello fotovoltaico che permette di produrre energia elettrica ad un terzo del costo di quello attuale: solo 99 centesimi di dollaro per produrre un watt di potenza elettrica. La notizia è stata ripostata dal Guardian che ha contattato l’azienda californiana la quale non ha svelato i dati tecnici dei pannelli solari che potrebbero rivoluzionare il mondo delle energie rinnovabili.

«I nostri primi pannelli solari verranno usati in una centrale di produzione elettrica in Germania – ha affermato Erik Oldekop, il manager della Nanosolar in Svizzera – il nostro obiettivo è quello di produrre pannelli da 99 centesimi a watt, paragonabile al prezzo dell’elettricità prodotta dal carbone». Per ora si prevede un utilizzo dei pannelli solo a livello industriale, «puntiamo a creare centrali solari da 10 MW – ha aggiunto Oldekop-. Si possono realizzare e mettere in funzione in un periodo di tempo compreso tra i sei e i nove mesi, rispetto ai 10 anni o pù necessari per le centrali a carbone e i 15 anni delle centrali nucleari. Il solare si può sviluppare in tempi molto rapidi».

Una curiosità: la Nonosolar appartiene ai colossi del web Yahoo e Google.

Il peggio ed il meglio del nostro paese nel 2007. Il Wwf pubblica la classifica del bene e del male dell'anno che sta per finire.

Incendi boschiviSul sito della famosa associazione ambientalista è stata pubblicata una interessante classifica che vede il peggio ed il meglio del 2007 che tra poche ore saluteremo, spero allegramente. Come è facile immaginare, ci sono molte cose davvero brutte, come i roghi estivi e l’emergenza rifiuti in Campania, ma per fortuna ci sono anche cose buone. L’intera classifica si trova qui, noi ne daremo una rapida scorsa.

Tra il peggio, nelle ultime posizione, c’è una notizia sul rapporto tra raccolta differenziata e studenti, in pratica solo uno studente su quattro la fa. Poco pù su troviamo la notizia che vede l’Italia all’ultimo posto sul tema della prevenzione dell’inquinamento. Sul podio, al terzo posto, troviamo la notizia che ha funestato la nostra estate: i roghi boschivi, 141.341 ettari andati in fumo. Al secondo posto c’è l’emergenza rifiuti campana, che ormai sta provocando un vero e proprio disastro ambientale di proporzioni allarmanti. La medaglia d’oro va alla notizia dell’anno sul tema delle ecomafie, la scoperta, in Abbruzzo, della discarica abusiva di rifiuti tossici pù grande d’Europa, dal sito si legge:

185.000 m³ (pari a 240.000 T) di sostanze tossiche sepolte abusivamente, fra cui: cloroformio, tetracloruro di carbonio, esacloro-etano, tricloro-etilene, tricloruro di benzene e metalli pesanti. Costo previsto per la bonifica : 58 milioni di euro.

Per quanto riguarda il meglio di quello che è accaduto nel 2007, all’ultimo posto della classifica del Wwf troviamo un premio per la nostra nazione che ha visto l’Italia come il “paese dell’anno” alla BioFach 2007, fiera internazionale del biologico. Sul podio si trova una interessante notizia che vede i piccoli comuni italiani pù attenti all’utilizzo dell’energie rinnovabili. Al secondo posto c’è la Bio-Edilizia introdotta da un decreto legge del governo. Al primo posto delle note liete si trova una notizia che riguarda il nostro sud, in Sicilia sono state istituite quattro nuovi parchi nazionali.

Ci sono anche miniclassifiche riguardanti il resto del mondo, che vi invitiamo a leggere. Un anno in chiaroscuro, insomma, anche se sembra che il chiaro sia meno visibile del colore scuro. Speriamo che il prossimo sia un anno migliore.

La Germania vuole i rifiuti napoletani. Questa notizia ci fa tristezza.

La richiesta tedesca non è malvagia: vogliono i  nostri rifiuti, molto umidi, per compensare la poca umidità dei loro. In pratica, la Germania costruirebbe un impianto di termovalorizzazione per bruciare i rifiuti napoletani, mescolati ai loro, a patto che sia garantita una fornitura di almeno 15 anni. Il tutto al modico prezzo di 200 euro a tonnellata.

TermovalorizzatoreLa tristezza, se non indignazione, nasce non dalla presunta arroganza tedesca, come molti quotidiani nazionali hanno riportato, ma dalla pochezza amministrativa della nostra terra. In un attimo i tedeschi potrebbero risolvere il nostro problema ed il loro, mentre da quindici anni la regione Campania, colpevolmente, non ha saputo che fare ogni anno peggio.

Molti si sono indignati anche perché la Germania ha chiesto 200 euro per produrre energia dai nostri rifiuti, energia che venderà. Ma alla fine, fatti due conti ci si accorge che noi, per avere un servizio molto scadente (anzi un non servizio) paghiamo molto di pù. Infatti, considerando una tariffa media di 2,50 euro, per un’abitazione di 100mq si ha che, all’anno, paghiamo almeno 250 euro. Una famiglia di tre persone può produrre, in un anno, 1 tonnellata di rifiuti, il che significa che paghiamo 250 euro per una tonnellata, contro le 200 euro chieste dalla Germania (tutto compreso). Insomma, a conti fatti molto meglio il trattamento tedesco.

L’indignazione, come già detto, deve nascere non dalla presunta arroganza dei nostri vicini tedeschi, ma dalla reale incapacità degli amministratori della nostra Regione.

Un cavo dell'alta tensione si rompe e ad Ischia è disastro ambientale.

Lacco AmenoLa notizia l’avevamo letta qualche mese fa, ma mai avremmo pensato che potesse avere tali conseguenze. L’articolo di Alessandro Iacuelli, apparso su altrenotizie.org, ha messo in luce una situazione davvero preccupante. Per chi non l’avesse letto vi rimando all’articolo. In sintesi, nel mese di Luglio una nave sconosciuta ha arpionato un cavo dell’alta tensione rompendolo generando la fuoriuscita di olio contenente Pcb.  Sappiamo benissimo che negli impianti idraulici le perdite sono facilmente individuabili, basta registrare un forte abbassamento di pressione, solo che in questo tipo di impianti si punta a salvaguardare la tenuta del cavo piuttosto che dell’ambiente marino, ed invece di interrompere il flusso di olio si agusce in maniera completamente opposta: si pompa pù olio. Ciò ha portato alla fiuriuscita di 52 tonnellate di olio contenente Pcb compromettendo l’ambiente marino della zona protetta di “Regno di Nettuno”.

Dall’articolo di Iacuelli si legge anche di palesi irregolarita, da parte dell’Enel, che quando ha posato i cavi sul fondale marino (1992) era in vigore la legge dell’88 che vietava l’utilizzo di impianti contenenti Pcb. Inoltre, all’Enel non fu mai rilasciata la concessione per l’utilizzo del fondale marino che è di proprietà del demanio.

La presenza di Pcb nei fondali e sulle spiaggie dell’isola verde non è una cosa da sottovalutare, vista l’intensa attività balneare di Ischia e non ci si spiega come il comune non abbia pensano a nessuna attività di divieto e di bonifica delle spiaggie interessate.

Insomma, come al solito capita dalle nostre parti, tutto quello che non dovrebbe succere finisce per manifestarsi e questo sempre per una serie di irregolarità e di connivenze che vengono fuori solo quando il danno è fatto e senza che nessuno dei colpevoli paghi. Come fa una nave a passare inosservata se ogni scafo deve segnalare la propria rotta alla capitaneria di porto? Come può l’Enel non rispettare le leggi e agire senza concessioni senza che nessuno se ne accorga? Come si può gestire una rete di cavi in una zona protetta avendo come unico obbiettivo la salvaguardi dell’impianto fregandosene apertamente dell’ambiente?

Prorogate dalla giunta regionale le agevolazioni per l'anno 2008 per gli studenti campani.

La Giunta Regionale della Campania – su proposta degli Assessori all’Università e Ricerca scientifica Teresa Armato, ai Trasporti Ennio Cascetta, e all’Istruzione Corrado Gabriele – ha approvato la delibera con cui vengono stanziati i fondi per la concessione delle agevolazioni tariffarie agli studenti campani per  l’abbonamento mensile ai mezzi del trasporto pubblico locale.Il provvedimento dà continuità al Protocollo d’intesa siglato tra l’Assessorato regionale ai Trasporti ed il Consorzio UnicoCampania per la promozione della mobilità giovanile a garanzia del diritto allo studio. La somma stanziata è pari ad € 2.800.000.I criteri adottati per la concessione delle agevolazioni sono i seguenti:

  • sconto del 35 per cento per studenti appartenenti a famiglie con reddito inferiore a € 20.000 annui;
  • sconto del 25 per cento per studenti appartenenti a famiglie con reddito compreso tra € 20 e 30 mila annui;
  • sconto del 15 per cento per studenti appartenenti a famiglie con reddito compreso tra € 30 e 50 mila annui.

Tutti gli aventi diritto alle agevolazioni devono rivolgersi direttamente al Consorzio UnicoCampania.  Per il ritiro dell’abbonamento, gli interessati residenti a Napoli dovranno indicare la sede dove intendono recarsi: presso le Municipalità di appartenenza, o in uno qualsiasi degli infopoint allestiti in una delle seguenti stazioni della metropolitana: Mostra, Cavalleggeri, Piazza Garibaldi, Montesanto e Vanvitelli.

Per gli studenti non residenti nel Comune di Napoli, invece, sarà cura del Consorzio UnicoCampania comunicare, telefonicamente o via email, all’avente diritto il punto vendita pù agevolmente raggiungibile dalla propria residenza.

“La priorità del 2008 – sottolinea l’Assessore all’Università Teresa Armato – è il welfare studentesco. Per questo obiettivo, ho messo a disposizione parte dei fondi necessari a confermare le tariffe agevolate anche per il prossimo anno”. “Anche attraverso queste decisioni – aggiunge l’Assessore all’Istruzione Corrado Gabriele – perseguiamo in Campania l’obiettivo del pieno esercizio del diritto allo studio, che resta la condizione essenziale per la crescita delle giovani generazioni”. “Ringrazio i colleghi Armato e Gabriele per la sensibilità mostrata – conclude l’Assessore ai Trasporti Ennio Cascetta – che consente, pur nelle ristrettezze del bilancio regionale, di mantenere la nostra politica di promozione dell’uso del trasporto pubblico locale tra gli studenti, anche al fine di combattere una cultura della mobilità basata solo sull’uso dei mezzi individuali. Mi auguro che anche per gli anni a venire, infine, ci siano le condizioni per poter confermare tali interventi.”

Comunicato Stampa (su segnalazione AS.S.I.).

"Dal rifiuto alla Terra". Dati, metodi di raccolta e tipologie di sacchi per differenziare l'umido.

CompostÈ di qualche mese fa ma credo che lo speciale pubblicato su acquistiverdi.it sia davvero molto interessante. Nel documento si affrontano tematiche attualissime e di fondamentale importanmza per una corretta gestione della parte umida dei rifiuti. Vengono evidenziati i diversi modelli di raccolta, le problematiche e criticità connesse, le tendenze e le prospettive future, il processo di produzione del compost e le sue destinazioni d’uso.

Si fa riferimento al rifiuto come risorsa, come ormai spesso accade, e non pù come qualcosa da disfarsi. Soprattutto considerando che il riciclaggio del verde e della frazione umida, in alcune zone (purtoppo non nelle nostre) raggiunge circa un terzo di tutto il rifiuto differenziato. Tramite il compost, sia domestico che industriale, la spazzatura ritorna a nutrire la terra restituendole sostanze e componenti importanti per la vita delle piante.

Qui troverete lo speciale il formato Pdf. Buona lettura.

Vivere ad emissioni zero? C'è chi ci è riuscito con ottimi risultati.

Paolo Rumiz.La notizia non ci stupisce, vivere emettendo il minimo indispensabile di CO2 è possibile, l’essere umano lo ha fatto per millenni, fino a quando l’era industriale e tecnologica ha cominciato a sconvolgere l’umana concezione della vita. Forse il primo passo è stato fatto quando, molto ma molto tempo fa, il fuoco è entrato nella vita dell’uomo, ma non vogliamo esagerare. Senza il fuoco, ed il potere di gestirlo, forse oggi non ci saremmo nemmeno. Ci accontentiamo dell’era industiale.

Nell’epoca delle conferenze e dei protocolli contro le emissioni di massa della CO2 un italiano, Paolo Rumiz, è riuscito a vivere per una settimana emettendo il minimo possibile di anidride carbonica, e la sua reazione è davvero positiva. Rumiz non sono ha vissuto senza auto ma ha contato ogni minimo contributo di CO2 per evitare di vanificare il suo sforzo.

Rumiz si è reso conto che bisogna stare attento a tutto, a partire da cosa e come si mangia. Acquistare il pane nella salumeria sotto casa fa risparimiare un bel po’ di CO2 visto che se prodotto lontano dovrà essere trasportato chissà da dove. Ha abbandonato l’uso di acqua minerale (cosa che noi consigliamo vivamente), ha acquistato verdure locali di stagione. È andato a fare la spesa in bici, ha viaggiato portando la bici con se utilizzando treni regionali (l’eurostar non ha il vano bici). In ufficio, ha utilizzato fogli usati solo da un lato, ha spento gli apparecchi che che si trovavano in stand-by e tutte le luci inutili. Per la cena ha tenuto in freddo le verdure mettendole sulla terrazza e in casa ha acquistato prese intelligenti, che si staccano quando non servono, ha spostato il tavolo vicino alla finestra per risparmiare luce ed ha installo un rubinetto rompigetto per ridurre i consumi di acqua.

Insomma, fa una serie di piccoli gesti, spesso davvero sacrificati, ma riesce ad emettere solo un quarto della CO2 che ogni settimana noi comuni mortali emettiamo. Come dice il mitico Giobbe Covatta (per Amref): “basta poco, che nce vo’!!”.

Difesa del suolo: il ministro Pecoraro stanzia fondi per 300 cantieri.

Il ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio Alfonso Pecoraro Scanio ha firmato un decreto contenente il secondo Piano strategico nazionale di mitigazione del rischio idrogeologico. Si tratta dei fondi necessari ad aprire 319 cantieri in tutta Italia, oltre ad interventi relativi a 5 programmi con le regioni Lazio, Marche, Molise e Toscana che prevedono ulteriori numerose azioni di riduzione del rischio e di difesa del territorio. Un impegno totale da parte del Ministero di oltre 241 milioni di euro. Lo si legge in una nota.

Pecoraro ScanioGli interventi finanziati interessano tutte le regioni e riguardano, oltre che la sistemazione di aree franose, alluvionali e valanghive, anche la manutenzione del territorio, la ricostituzione dell’equilibrio costiero, la ricostituzione dell’equilibrio idrogeologico in aree percorse dal fuoco e privilegiano, ove possibile, gli interventi che prevedono l’utilizzo di tecniche a basso impatto ambientale, quali l’ingegneria naturalistica.

«L’Italia – ha spiegato Pecoraro Scanio – ha un territorio con un alto livello di criticità in termini di rischio idrogeologico. Investire fortemente in opere per ridurre il rischio sul nostro territorio è, allo tesso tempo, un dovere e un’opportunità. Un dovere perchè troppo spesso ci troviamo a piangere i morti o calcolare gli ingenti danni per frane, alluvioni o valanghe, senza che per anni si sia fatto nulla. È però anche un’opportunità in quanto questi investimenti consentono di aprire cantieri e creare occupazione».

«Certamente – ha aggiunto Pecoraro – la difesa del nostro territorio da frane e alluvioni, così come la difesa delle coste o la riqualificazione di alcune aree, rappresenta l’opera pubblica pù importante. Avremmo necessità di moltiplicare i fondi per mettere in sicurezza tutta l’Italia, ma è un dato incontrovertibile che il governo attuale ha moltiplicato gli investimenti per questo settore. Voglio anche sottolineare – ha concluso il ministro – come la scelta degli interventi sia avvenuta di concerto con le regioni per evitare assurdi sperperi di denaro pubblico».

L’elenco degli interventi finanziati, si legge ancora nella nota, rispondono a precisi criteri concordati dal Ministero con le regioni: rispondenza alle classificazioni di rischio molto elevato delle Autorità di bacino; interventi di completamento e cofinanziamento; grado di integrazione tra misure di uso del suolo e interventi strutturali; utilizzo di tecniche a basso impatto ambientale, quali ad esempio, quelle dell’ingegneria naturalistica; dotazione di progetto definitivo, elaborato a seguito di una identificazione progettuale concordata tra i soggetti pianificatori; salvaguardia delle aree non antropizzate; elevato rapporto tra i costi di intervento e l’efficacia attesa di riduzione del rischio; maggior grado di funzionalità del lotto, all’interno di progetti complessi; coordinamento con gli interventi finanziati da altre fonti; inserimento in uno schema di Allerta rapida; verifica delle capacità di spesa e dell’efficacia dimostrata dall’Ente Attuatore.

Il Ministro, conclude il comunicato, ha segnalato ai comuni destinatari dei finanziamenti che il Ministero dell’Ambiente ha istituito l’Osservatorio Nazionale per la Difesa del Suolo e la Tutela delle Acque (ONDIS). L’Osservatorio, avvalendosi dei tecnici dell’APAT, avrà tra l’altro il compito, attraverso il monitoraggio economico e tecnico degli interventi ed opere, di verificare la capacità di spesa degli enti sui finanziamenti concessi, e quindi il contributo fornito alla rapida messa in sicurezza del territorio e protezione dei cittadini e delle infrastrutture.

La stampa.it

L’Inceneritore di Corteolona. Una realtà lontana anni luce da quella campana.

Come alcuni di voi sapranno io torno da poco da un esperienza lavorativa Milanese, durante la quale mi sono occupato del monitoraggio degli inquinanti nei fumi di combustione. Sempre per motivi lavorativi ho visitato l’inceneritore di Corteolona e mi sono dovuto ricredere su molte cose.

Io non sono molto favorevole agli inceneritori però l’impianto di Corteolona è a mio avviso un fiore all’occhiello e quindi lasciatemi illustrare un po cosa ho visto.

Per prima cosa si può dire che attorno all’inceneritore c’è un vero e proprio polo industriale del rifiuto. C’è una discarica con Lotti ancora aperti e funzionanti e Lotti invece che sono dedicati alla produzione di Biogas. In questi ultimi viene applicata una tecnica sperimentale in cui si inietta nella discarica dell’acqua (molto probabilmente non solo quella) per attivare il processo batterico e regolarizzarlo nel tempo. Con questa tecnica si produce in 8 anni il biogas che altrimenti verrebbe prodotto in 15.

C’è poi un digestore di grandi dimensioni per la produzione di biogas dai fanghi di depurazione dei reflui civili. Questo Biogas in parte viene utilizzato per auto riscaldare il digestore (e quindi aumentare la produzione) e parte viene convogliato, insieme a quello prodotto dalla discarica, a delle turbine per la produzione di energia elettrica.

C’è poi un impianto per la produzione di compost dalle frazioni umide. Compost che poi viene rivenduto nelle campagne confinanti e non solo.

Detto questo, dopo che è stato riutilizzato quasi la totalità dei rifiuti, rimane la parte non smaltibile che viene appunto incenerita nell’impianto principale. Non voglio illustrarvi ne i sistemi di abbattimento ne l’impianto stesso dato che ho fatto una piccola ricerca su internet e potrete saperne molto di più dai link che vi allegherò al termine del post. Voglio invece spiegarvi un po’ le sensazioni che mi ha fatto l’impianto.

Per prima cosa, miracolosamente, non puzza! io sono stato anche alla discarica dismessa di Giugliano e vi posso garantire sono stato male per 2 giorni, là no! L’impianto è in costante miglioramento, nonostante abbia un buon rendimento si vuole spingere ulteriormente gli abbattimenti di certi inquinanti e per questo si cerca di fare della sperimentazione per meglio controllare la combustione. Il CDR sminuzzato brucia in un reattore letto fluido dove appunto il tutto è mantenuto in movimento e può essere più facilmente monitorato.

Il clima è comunque quello di un azienda che si scontra con le esigenze economiche, i paletti sempre più stringenti delle ARPA, la voglia di investire soldi per migliorare il processo. La cosa che mi ha colpito di più è lo spirito imprenditoriale del nord, una visione a lungo termine che fa investire soldi in previsione di limiti futuri più bassi e non quando ormai le cose sono compiute e non si può far più nulla, come spesso capita al sud. In pratica nonostante l’azienda riesca a soddisfare i limiti imposti dall’ARPA si cerca un ulteriore miglioramento e questo mi ha fatto piacere.

Detto questo non voglio entrare in merito sull’efficienza o la bontà dell’impianto, se è giusto o meno bruciare i rifiuti dico solo che effettivamente esistono degli esempi da prendere in considerazione. L’inceneritore ad Acerra al centro di tante polemiche è sempre meglio dei rifiuti bruciati in mezzo alla strada? in linea di principio direi di si! però si potrebbe, e si dovrebbe, tendere a una razionalizzazione dei rifiuti inceneriti e fare come a Corteolona dove solo una parte viene incenerita il resto degradato biologicamente.

In conclusione è sbagliato secondo me pensare all’inceneritore di Acerra come una scelta definitiva ed immutabile, dovrebbe invece essere vista come una soluzione transitoria che ci permette di tirare un po il respiro il tempo necessario a riassettare il ciclo dei rifiuti in Campania e mettere in piedi una differenziata di eccellenza.

Buon anno,
Christian

Di seguito alcuni link interessanti:

La centrale a CDR di Corteolona
Contributi impianti Ecodeco al raggiungimento del obbiettivi 1
Contributi impianti Ecodeco al raggiungimento del obbiettivi 2