{"id":138,"date":"2007-12-17T20:33:49","date_gmt":"2007-12-17T18:33:49","guid":{"rendered":"http:\/\/www.inambiente.it\/inblog\/?p=107"},"modified":"2007-12-17T20:33:49","modified_gmt":"2007-12-17T18:33:49","slug":"rete-idrica-il-dimensionamento","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.inambiente.it\/index.php\/2007\/12\/rete-idrica-il-dimensionamento\/","title":{"rendered":"Rete Idrica, il dimensionamento."},"content":{"rendered":"<div id=\"ri_adv_end_content\"><script async src=\"\/\/pagead2.googlesyndication.com\/pagead\/js\/adsbygoogle.js\"><\/script>\r\n\t\t\t\t<!-- Appunti Ingegneria -->\r\n\t\t\t\t<ins class=\"adsbygoogle\"\r\n\t\t\t\t\t style=\"display:block\"\r\n\t\t\t\t\t data-ad-client=\"ca-pub-5194127282884067\"\r\n\t\t\t\t\t data-ad-slot=\"8299779634\"\r\n\t\t\t\t\t data-ad-format=\"auto\"><\/ins>\r\n\t\t\t\t<script>\r\n\t\t\t\t(adsbygoogle = window.adsbygoogle || []).push({});\r\n\t\t\t\t<\/script><\/div><p><a href=\"http:\/\/www.inambiente.it\/public\/2007\/09\/imm1.png\" title=\"Figura 1\"><\/a><a href=\"http:\/\/www.inambiente.it\/public\/2007\/09\/img2.png\" title=\"Fig 2.\"><\/a><a href=\"http:\/\/www.inambiente.it\/public\/2007\/09\/img3.png\" title=\"Fig. 3\"><\/a><strong>Premessa.<\/strong> Come promesso, dalla versione 3.0beta del sito ci diletteremo a digitalizzare alcuni appunti faticosamente presi durante i corsi, in modo da dare qualche indicazione a chi \u00e8 all&#8217;inizio della preparazione o, magari, a chi \u00e8 in fase di ripetizione. Ci piace iniziare con un argomento molto delicato che \u00e8 stato ampliamente trattato in un famoso <a href=\"http:\/\/www.inambiente.it\/public\/forum\/forum_posts.asp?TID=241\" title=\"Post infrastrutture idrauliche\">post<\/a> presente nel forum: <strong>l&#8217;esame di infrastrutture idrauliche<\/strong>.<!--HP--><\/p>\n<p>Una delle caratteristiche dell&#8217;esame di Infrastrutture Idrauliche \u00e8 la realizzazione di un progetto che prevede, tra le altre cose, il dimensionamento della rete idrica di un centro abitato. L&#8217;obbiettivo di questo articolo e quello di affrontare, in maniera molto marginale, gli aspetti analitici e progettuali per riuscire a dimensionare una rete idrica interna. Vedremo:<\/p>\n<ol>\n<li>Come determinare la porta di distribuzione;<\/li>\n<li>Gli schemi di funzionamento;<\/li>\n<li>Come tracciare la rete.<\/li>\n<\/ol>\n<p><strong>Introduzione.<\/strong> Lo schema di un sistema acquedottistico prevede una serie infrastrutture idrauliche come viene mostrato in figura.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.inambiente.it\/public\/2007\/09\/imm1.png\" title=\"Figura 1\"><\/a><a href=\"http:\/\/www.inambiente.it\/public\/2007\/09\/imm1.png\" title=\"Figura 1\"><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: center\"><a href=\"http:\/\/www.inambiente.it\/public\/2007\/09\/imm1.png\" title=\"Figura 1\"><img border=\"2\" vspace=\"10\" align=\"bottom\" src=\"http:\/\/www.inambiente.it\/public\/2007\/09\/imm1.png\" hspace=\"10\" alt=\"Figura 1\" title=\"Figura 1\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"center\" style=\"text-align: center\"><em>Fig 1 &#8211; schema acquedottistico<\/em><\/p>\n<p>Nell&#8217;ordine troviamo:<\/p>\n<ol>\n<li>Opera di captazione;<\/li>\n<li>Opera di adduzione tramite l&#8217;acquedotto esterno;<\/li>\n<li>Serbatoio di testata;<\/li>\n<li>Condotta di avvicinamento;<\/li>\n<li>Rete di distribuzione.<\/li>\n<\/ol>\n<p><strong>Portata di distribuzione. <\/strong>Di norma, calcolare la portata da distribuire,\u00c2\u00a0\u00e8 il primo problema che si affronta, assunto che sia nota la quota del serbatoio di testata e che ci siano le condizioni per poter posizionare il serbatoio. Analizzando il sistema in fig.1, abbiamo un acquedotto che convoglia una portata costante, che andr\u00e0 ad accumularsi all&#8217;interno del serbatoio di testata, a valle di questo c&#8217;\u00e8 la rete idrica che attinge dal serbatoio evidentemente con una portata non costante. Ci\u00f2 \u00e8 possibile perch\u00c3\u00a9 in fase di progettazione del serbatoio si prevede sia il volume di invaso della portata media giornaliera sia un volume di compenso (c&#8217;\u00e8 anche una terza aliquota: il volume di incendio), quindi il serbatoio, essendo alimentato con una portata media ed erogando una portata variabile riesce a non saturare grazie al volume di compenso. In pratica accumula nelle ore notturne e svasa nelle ore di richiesta maggione (le ore di punta). Per determinare la portata media che la rete idrica interna richiede al serbatoio si possono seguire diverse vie: una prevede l&#8217;utilizzo di formule analitiche, mentre un&#8217;altra prevede la consultazione di specifici documenti urbanistici. Per\u00c2\u00a0seguire il persorso analitico,\u00c2\u00a0dobbiamo utilizzare\u00c2\u00a0una formula che permette di conoscere, noto il numero di abitanti, la quantit\u00e0 di acqua da erogare. Tale formula utilizza un coefficiente [f] che \u00e8 il fabbisogno idrico procapite espresso il litri per abitante al giorno [l ab \/ d].<\/p>\n<blockquote><p>(1) Qm[l\/d] = f Nab<\/p><\/blockquote>\n<p>Nota la portata media, tramite un coefficiente di punta, anch&#8217;esso funzione del numero di abitanti, determiniamo la portata di punta.<\/p>\n<blockquote><p>(2) Cp = 20 \/ Nab\u00c2\u00b2<\/p>\n<p>(3) Qp = Cp Qm<\/p><\/blockquote>\n<p>Il percorso che prevede la consultazione di documenti urbanistici si avvale delle informazioni contenute all&#8217;interno del P.R.G.A (Piano Regolatore Generale degli Acquedotti).<\/p>\n<p>Dopo aver determinato la Qp (anche detta Qmax) la dobbiamo confrontare con la portata di incendio [Qinc] che viene fissata a 15 l\/s. Se la Qmax \u00e8 &lt; Qinc, allora la portata massima va incrementata fino a 15 l\/s.<\/p>\n<p>Oltre alle condizioni di funzionamento al presente, vanno sempre previsti eventuali sviluppi futuri della rete idrica. Basta ricavare dei dati statistici sulla popolazione prevista nel giro di qualche decennio, ed in base a questa calcolare una portata integrativa.<\/p>\n<p><!--nextpage--><\/p>\n<p><strong>Schemi di funzionamento.<\/strong> La situazione di funzionamento tipica sul quale si ragione \u00e8 uno schema a maglie chiuse.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.inambiente.it\/public\/2007\/09\/img2.png\" title=\"Fig 2.\"><\/a><a href=\"http:\/\/www.inambiente.it\/public\/2007\/09\/img2.png\" title=\"Fig 2.\"><\/a><a href=\"http:\/\/www.inambiente.it\/public\/2007\/09\/img2.png\" title=\"Fig 2.\"><\/a><a href=\"http:\/\/www.inambiente.it\/public\/2007\/09\/img2.png\" title=\"Fig 2.\"><\/a><a href=\"http:\/\/www.inambiente.it\/public\/2007\/09\/img2.png\" title=\"Fig 2.\"><\/a><a href=\"http:\/\/www.inambiente.it\/public\/2007\/09\/img2.png\" title=\"Fig 2.\"><\/a><a href=\"http:\/\/www.inambiente.it\/public\/2007\/09\/img2.png\" title=\"Fig 2.\"><\/a><a href=\"http:\/\/www.inambiente.it\/public\/2007\/09\/img2.png\" title=\"Fig 2.\"><\/a><a href=\"http:\/\/www.inambiente.it\/public\/2007\/09\/img2.png\" title=\"Fig 2.\"><\/a><a href=\"http:\/\/www.inambiente.it\/public\/2007\/09\/img2.png\" title=\"Fig 2.\"><\/a><a href=\"http:\/\/www.inambiente.it\/public\/2007\/09\/img2.png\" title=\"Fig 2.\"><\/a><a href=\"http:\/\/www.inambiente.it\/public\/2007\/09\/img2.png\" title=\"Fig 2.\"><\/a><a href=\"http:\/\/www.inambiente.it\/public\/2007\/09\/img2.png\" title=\"Fig 2.\"><\/a><a href=\"http:\/\/www.inambiente.it\/public\/2007\/09\/img2.png\" title=\"Fig 2.\"><\/a><a href=\"http:\/\/www.inambiente.it\/public\/2007\/09\/img2.png\" title=\"Fig 2.\"><\/a><a href=\"http:\/\/www.inambiente.it\/public\/2007\/09\/img2.png\" title=\"Fig 2.\"><\/p>\n<p style=\"text-align: center\"><img border=\"2\" vspace=\"10\" src=\"http:\/\/www.inambiente.it\/public\/2007\/09\/img2.png\" hspace=\"10\" alt=\"Fig 2.\" title=\"Fig 2.\" \/><\/p>\n<p><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: center\"><em>Fig 2 &#8211; schema a maglie chiuse<\/em><\/p>\n<p>In Fig 2, \u00e8 stato rappresentato uno schema a maglie chiuse composto da\u00c2\u00a012 (l) lati,\u00c2\u00a08 (n) nodi e\u00c2\u00a05 (m) maglie, tra queste tre entit\u00e0 c&#8217;\u00e8 la seguente relazione:<\/p>\n<blockquote><p>(4) l = m + n &#8211; 1<\/p><\/blockquote>\n<p>Ci sono alcuni casi particolari, dove la conformazione del centro abitato \u00e8 abbastanza semplice e si sviluppa, ad esempio, lungo una strada con poche derivazioni trasversali. In questo caso pensare ad uno schema come quello rappresentato in Fig 2 risulta essere poco utile, si preferisce, quindi, adottare uno schema ramificato come quello rappresentato in Fig 3.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.inambiente.it\/public\/2007\/09\/img3.png\" title=\"Fig. 3\"><\/a><a href=\"http:\/\/www.inambiente.it\/public\/2007\/09\/img3.png\" title=\"Fig. 3\"><\/a><a href=\"http:\/\/www.inambiente.it\/public\/2007\/09\/img3.png\" title=\"Fig. 3\"><\/a><a href=\"http:\/\/www.inambiente.it\/public\/2007\/09\/img3.png\" title=\"Fig. 3\"><\/a><a href=\"http:\/\/www.inambiente.it\/public\/2007\/09\/img3.png\" title=\"Fig. 3\"><\/a><a href=\"http:\/\/www.inambiente.it\/public\/2007\/09\/img3.png\" title=\"Fig. 3\"><\/a><a href=\"http:\/\/www.inambiente.it\/public\/2007\/09\/img3.png\" title=\"Fig. 3\"><\/a><a href=\"http:\/\/www.inambiente.it\/public\/2007\/09\/img3.png\" title=\"Fig. 3\"><\/a><a href=\"http:\/\/www.inambiente.it\/public\/2007\/09\/img3.png\" title=\"Fig. 3\"><\/a><a href=\"http:\/\/www.inambiente.it\/public\/2007\/09\/img3.png\" title=\"Fig. 3\"><\/a><a href=\"http:\/\/www.inambiente.it\/public\/2007\/09\/img3.png\" title=\"Fig. 3\"><\/a><a href=\"http:\/\/www.inambiente.it\/public\/2007\/09\/img3.png\" title=\"Fig. 3\"><\/a><a href=\"http:\/\/www.inambiente.it\/public\/2007\/09\/img3.png\" title=\"Fig. 3\"><\/p>\n<p style=\"text-align: center\"><img border=\"2\" vspace=\"10\" src=\"http:\/\/www.inambiente.it\/public\/2007\/09\/img3.png\" hspace=\"10\" alt=\"Fig. 3\" title=\"Fig. 3\" \/><\/p>\n<p><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: center\"><em>Fig 3 &#8211; Schema ramificato<\/em>\u00c2\u00a0<\/p>\n<p>Ovviamente, tra i due schemi, ci sono differenze sostanziali. Per lo schema a maglie chiuse (Fig 2), nel caso in cui ho la rottura di un tratto, basta isolare solo parte della rete, ci\u00f2 garantisce comunque l&#8217;erogazione dell&#8217;acqua. Nel caso dello schema ramificato (Fig 3), se si ha la rottura di un tratto si deve isolare la rete e ci\u00f2 impedisce l&#8217;erogazione dell&#8217;acqua a tutti gli utenti che risiedono a valle della interruzione. Inoltre, lo schema a maglie chiuse \u00e8 vantaggioso perch\u00c3\u00a9 riesce a concetrare grosse portate in determinate sezioni della rete, pratica molto utile in caso di un incendio.<\/p>\n<p><!--nextpage--><\/p>\n<p><strong>Come tracciare la rete.<\/strong> Di norma, per il progetto da portare all&#8217;esame, ci si limita a tracciare lo schema della rete di distribuzione principale e per farlo si tiene conto delle seguenti considerazioni:<\/p>\n<ol>\n<li>l&#8217;acqua deve raggiungere i diversi punti della rete seguendo il percorso p\u00f9 breve;<\/li>\n<li>ciuscuna maglia della rete deve servive p\u00f9 o meno la stessa utenza, ci\u00f2 comporta avere maglie p\u00f9 fitte\u00c2\u00a0nelle aree\u00c2\u00a0p\u00f9 densamente abitate e maglie p\u00f9 large nelle aree con meno abitanti;<\/li>\n<li>dove sono previste aree di sviluppo si provveder\u00e0 a predisporre delle uscite concentrate;<\/li>\n<li>le condotte principali delle maglie devono servire da entrambi i lati;<\/li>\n<li>le condotte vanno posizionate in prossimit\u00e0 delle strade, in modo da facilitare la realizzazione.<\/li>\n<\/ol>\n<p>Nel prossimo articolo vedremo in che modo dimensionare la rete e che materiali usare.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Premessa. 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