{"id":1183,"date":"2015-05-28T16:33:03","date_gmt":"2015-05-28T14:33:03","guid":{"rendered":"http:\/\/www.inambiente.it\/?p=1183"},"modified":"2015-05-30T18:44:38","modified_gmt":"2015-05-30T16:44:38","slug":"bonifica-e-risanamento-dei-siti-contaminati-lambiente-dal-punto-di-vista-della-scienza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.inambiente.it\/index.php\/2015\/05\/bonifica-e-risanamento-dei-siti-contaminati-lambiente-dal-punto-di-vista-della-scienza\/","title":{"rendered":"Bonifica e risanamento dei siti contaminati, l&#8217;ambiente dal punto di vista della scienza."},"content":{"rendered":"<div id=\"ri_adv_end_content\"><script async src=\"\/\/pagead2.googlesyndication.com\/pagead\/js\/adsbygoogle.js\"><\/script>\r\n\t\t\t\t<!-- Appunti Ingegneria -->\r\n\t\t\t\t<ins class=\"adsbygoogle\"\r\n\t\t\t\t\t style=\"display:block\"\r\n\t\t\t\t\t data-ad-client=\"ca-pub-5194127282884067\"\r\n\t\t\t\t\t data-ad-slot=\"8299779634\"\r\n\t\t\t\t\t data-ad-format=\"auto\"><\/ins>\r\n\t\t\t\t<script>\r\n\t\t\t\t(adsbygoogle = window.adsbygoogle || []).push({});\r\n\t\t\t\t<\/script><\/div><p>Quello che si \u00e8 tenuto il 26 Maggio 2015 presso l&#8217;<a href=\"http:\/\/www.hubspa.it\/\" target=\"_blank\">HUB<\/a> di Giugliano non pu\u00f2 essere definito n\u00e9 un convegno, n\u00e9 tanto meno un seminario, gli organizzatori l&#8217;hanno definito\u00a0workshop ma per me \u00e8 stata una vera esplosione di cultura. Il tema principale dell&#8217;incontro era la <strong>bonifica ed il recupero delle aree compromesse da inquinanti pi\u00f9 o meno pericolosi.\u00a0<\/strong>Una giornata ricca di incontri\u00a0interessanti e ricca di informazioni.\u00a0Il workshop era a conclusione del <strong>progetto\u00a0PON R&amp;C DI.MO.D.I.<\/strong> per la realizzazione di un prototipo d&#8217;impianto per la bonifica in situ di terreni contaminati.<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>Ad aprire i lavori il <strong>Prof. Michele Di Natale<\/strong>, responsabile formativo del progetto che ha indirizzato una foltissima platea verso i temi che si sarebbero trattati durante la giornata, ponendo l&#8217;attenzione sulle ragioni che hanno portato il nostro territorio verso la deriva ambientale a cui siamo abituati, puntando il dito contro i\u00a0sistemi <em>tecnologico-produttivi<\/em> che consentono di ottenere ottimi rendimenti in tema di produzione ma\u00a0che inquinano troppo rendendo sempre necessaria un&#8217;attivit\u00e0 di bonifica delle aree su cui insistono. Non mancano, purtroppo, anche i contributi dovuti alla presenza della <em>camorra.<\/em><\/p>\n<p>Di Natale, in un accorato e sentito intervento ha fatto riferimento a come la natura agisca con un andamento ciclico, nel quale le materie vengono assimilate, trasformate per poi ritornare nella forma elementare, un andamento che l&#8217;essere umano ha appiattito portandolo da circolare a rettilineo, infatti noi prendiamo dalla natura, trasformiamo ma poi produciamo rifiuti che la natura non pu\u00f2 assimilare. L&#8217;obiettivo \u00e8 proprio quello di <strong>avviare un processo culturale che porti a chiudere il cerchio<\/strong>, trovando ed applicando sistemi che permettano di smaltire nel migliore dei modi gli scarti ed i prodotti stessi che si ottengono dal ciclo produttivo.<\/p>\n<p>Il\u00a0capo della Segreteria del Ministrero dell&#8217;Ambiente, <strong>Vittorio Sepe<\/strong> ha continuato\u00a0il discorso introduttivo parlando dei contributi che il ministero ha gi\u00e0 messo a disposizione, circa 50 milioni di euro ed ha espresso la speranza di poterli raddoppiare portandoli a 100 milioni. Mentre il Vice Prefetto di Napoli, <strong>Donato Cafagna<\/strong>, ha concluso portando l&#8217;attenzione sul nostro territorio che troppo spesso, purtroppo, viene etichettato con il nome di &#8220;La Terra dei Fuochi&#8221;.<\/p>\n<p>Con il DL <a href=\"http:\/\/www.gazzettaufficiale.it\/eli\/id\/2014\/02\/08\/14A00744\/sg\" target=\"_blank\">136\/2013<\/a>, dice Cafagna, il governo ha creato uno strumento ad hoc per il nostro territorio, con l&#8217;obiettivo di salvaguardare le eccellenze di quella che \u00e8 stata da sempre definita <em>Campania Felix<\/em>, di intensificare i controlli, di migliorare il rapporto Ambiente\/Salute. Si deve riuscire a censire le aree inquinate per poi coordinare le attivit\u00e0 di bonifica e, vista l&#8217;esiguit\u00e0 dei fondi a propria disposizione, cercare di farlo\u00a0con\u00a0interventi mirati ed economici, facendo attenzione alle possibili infiltrazioni della camorra. In ultimo ha posto l&#8217;attenzione sulla nuova normativa che ha reso reati penali i delitti ambientali.<\/p>\n<p>L&#8217;intervento dell&#8217;Arpac, ad opera di <strong>Agostino dell Femmine, Fabio Taglialatela e Vincenzo Barbuto<\/strong>, \u00e8 stato focalizzato sull&#8217;enorme mole di dati che l&#8217;ente ha prodotto sui siti contaminati. Una delle cause principali che porta ad inquinare, secondo la loro esperienza, sono gli <strong>effetti deleteri della burocrazia<\/strong> che troppo spesso fornisce certificazioni non proprio attendibili che permettono lo sversamento di rifiuti non propriamente trattati. Per arginare il problema, quindi, \u00e8 necessario censire i siti, realizzare dei piani di caratterizzazione e di di rischio, per poi riuscire ad intervenire. Uno dei maggiori pericoli, per\u00f2, \u00e8 la mancanza di personale che potrebbe anche portare al rischio di <strong>sperpero delle risorse visto che non ci sono abbastanza persone per gestire l&#8217;enorme (ed annoso) problema.<\/strong><\/p>\n<p>La Dottoressa <strong>Eleonora Beccaloni<\/strong>, dell&#8217;Istituto Superiore di Sanit\u00e0, ha posto l&#8217;attenzione sull&#8217;Area Vasta di Giugliano e sugli effetti dell&#8217;inquinamento sulla salute. Il problema principale \u00e8 dettato dalla caratterizzazione delle aree agricole e dal fatto che spesso si utilizzano ai fini dell&#8217;irrigazione falde inquinate che possono contaminare i prodotti agricoli. Ma nonostante le loro numerose analisi, soprattutto dei prodotti ortofrutticoli, <strong>non sono stati rilevati particolari problemi.<\/strong> In buona sostanza <em>i prodotti della nostra terra non solo sono buoni ma sono anche sani!<\/em><\/p>\n<blockquote><p>L&#8217;Area Vasta di Giugliano \u00e8 grande circa 220 ettari che interessano le aree dalla discarica della Masseria del Pozzo, di Novambiente, della Fibe e delle ecoballe della Fibe, del Ponte Riccio, dei terreni degli Eredi Giuliani, e della zona definita San Giuseppiello. Un quadrilatero un tempo fertile che oggi vede solo inquinamento e discariche.<\/p><\/blockquote>\n<p>Per meglio comprendere i meccanismi che si attuano quando c&#8217;\u00e8 da bonificare un area inquinata \u00e8 intervenuta <strong>Ida Sgul\u00f2<\/strong>, che per conto della <strong>Kuwait Petrolum<\/strong> <strong>Italia<\/strong> ha esposto la soluzione di recupero della ex raffineria di Napoli. L&#8217;area \u00e8 stata bonificata vendendo parte degli impianti a societ\u00e0 che hanno provveduto a smontare le apparecchiature e a ripristinare i suoli. Tutto ci\u00f2 che non \u00e8 stato venduto \u00e8 stato demolito e recuperato, salvo tenere alcuni impianti come archeologia industriale. L&#8217;area \u00e8 stata fortemente interessata dall&#8217;inquinamento da idrocarburi e da metalli pesanti e si \u00e8 previsto il recupero della zona per uso urbano.<\/p>\n<div id=\"attachment_1185\" style=\"width: 310px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"http:\/\/www.inambiente.it\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/SAIPM.jpeg\"><img aria-describedby=\"caption-attachment-1185\" loading=\"lazy\" class=\"size-medium wp-image-1185\" src=\"http:\/\/www.inambiente.it\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/SAIPM-300x225.jpeg\" alt=\"ust-kamenogorsk\" width=\"300\" height=\"225\" srcset=\"https:\/\/www.inambiente.it\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/SAIPM-300x225.jpeg 300w, https:\/\/www.inambiente.it\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/SAIPM-980x735.jpeg 980w, https:\/\/www.inambiente.it\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/SAIPM-624x468.jpeg 624w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-1185\" class=\"wp-caption-text\">ust-kamenogorsk<\/p><\/div>\n<p>Sempre sullo stesso tema di recupero delle aree inquinate \u00e8 intervenuto <strong>Antonio Ancilletta<\/strong>, della <strong>SIPEM SPA<\/strong> che ha illustrato un caso di studio per il recupero della falda acquifera nel territorio di <strong>Ust-Kamenogorsk<\/strong> in Kazakhstan. L&#8217;area, interessata da un vasto polo industriale, \u00e8 inquinata da metalli pesanti, idrocarburi e materiale radioattivo.<\/p>\n<p>Il loro obiettivo era quello di utilizzare la tecnica del <strong>Pump &amp; Treat<\/strong> (P&amp;T, estraggo l&#8217;acqua della falda con dei pozzi che poi vado a trattare in appositi impianti). Dalle analisi \u00e8 risultato che circa il 70% della zona \u00e8 inquinata. L&#8217;impianto avrebbe previsto varie fasi di trattamento, tra le quali una di chiariflocculazione pi\u00f9 sedimentazione ed una a carboni attivi. Durante la valutazione del progetto, per\u00f2, ci si \u00e8 resi conto che <em>l&#8217;attivit\u00e0 di P&amp;T non avrebbe comunque risolto il problema<\/em>, infatti il fiume che si trova a valle della zona industriale avrebbe comunque recepito agevolmente gli inquinanti e, quindi, si \u00e8 scelto di non agire con nessuna soluzione di bonifica, prevedendo semplicemente lo spostamento dei pozzi dai quali si recupera l&#8217;acqua potabile ed irrigua in una zona non interessata dall&#8217;inquinamento.<\/p>\n<div id=\"attachment_1186\" style=\"width: 310px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"http:\/\/www.inambiente.it\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/TUFO.png\"><img aria-describedby=\"caption-attachment-1186\" loading=\"lazy\" class=\"size-medium wp-image-1186\" src=\"http:\/\/www.inambiente.it\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/TUFO-300x219.png\" alt=\"Adsorbimento con tufo\" width=\"300\" height=\"219\" srcset=\"https:\/\/www.inambiente.it\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/TUFO-300x219.png 300w, https:\/\/www.inambiente.it\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/TUFO.png 601w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-1186\" class=\"wp-caption-text\">Adsorbimento con tufo<\/p><\/div>\n<p>Nel pomeriggio, si entra nel vivo di quelli che sono i sistemi tecnologici che consentono la rimozione degli inquinanti ed il recupero delle aree soggette a bonifica. <strong>L&#8217;environmental technologies s.r.l.<\/strong>, una spin off della Seconda Universit\u00e0 di Napoli (SUN), ha introdotto un interessante metodo di rimozione del materiale inquinante dall&#8217;acqua grazie all&#8217;uso di granuli di <strong>tufo giallo napoletano<\/strong> ricoperti di <strong>acido umico<\/strong>. Sia il tufo che l&#8217;acido umico sono prodotti economici e facili da reperire. Tramite una colonna di adsorbimento si riesce a far adsorbire gli inquinanti dell&#8217;acqua sui granuli di tufo ed agendo sulla temperatura si riesce a far migliorare il processo o ad invertire lo stesso riuscendo anche a recuperare l&#8217;inquinante. In conclusione, con materiali poveri si pu\u00f2 ottenere un ottimo risultato in tema di recupero ambientale.<\/p>\n<p><strong>Daniela Ducci e Lorenzo Boccia<\/strong>, del progetto LIFE di <a href=\"http:\/\/www.ecoremed.it\/\" target=\"_blank\">Ecoremed<\/a>\u00a0hanno posto il tema\u00a0dal punto di vista fitologico. Infatti <em>non bisogna mai fare l&#8217;errore di assumere che un terreno<\/em><\/p>\n<div id=\"attachment_1189\" style=\"width: 310px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"http:\/\/www.inambiente.it\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/ecoremed.png\"><img aria-describedby=\"caption-attachment-1189\" loading=\"lazy\" class=\"size-medium wp-image-1189\" src=\"http:\/\/www.inambiente.it\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/ecoremed-300x223.png\" alt=\"ecoremed\" width=\"300\" height=\"223\" srcset=\"https:\/\/www.inambiente.it\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/ecoremed-300x223.png 300w, https:\/\/www.inambiente.it\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/ecoremed.png 528w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-1189\" class=\"wp-caption-text\"><em>ecoremed<\/em><\/p><\/div>\n<p><em>inquinato produca ortaggi inquinati<\/em> ma bisogna sempre tenere in considerazione le funzionalit\u00e0 biologiche degli esseri viventi nei confronti degli inquinanti. Inoltre, troppo spesso si tende ad assumere che l&#8217;eventuale presenza di inquinanti nelle acque o nei suoli o nell&#8217;aria sia da attribuire ad attivit\u00e0 antropiche mentre spesso tali sostanze sono di natura geogenica (di natura geologica), soprattutto in territori fortemente vulcanici come i nostri.<\/p>\n<p>Da un&#8217;analisi approfondita dei terreni agricoli risulta che solo una piccolissima parte sono interessati da fenomeni\u00a0di\u00a0rischio presunto di inquinamento (presunto!), volendo fare un confronto con l&#8217;area metropolitana di Napoli, <em>la zona dell&#8217;agro-aversano ha una situazione ambientale di gran lunga migliore.<\/em><\/p>\n<p>Si \u00e8 anche affrontato il tema del <strong>bio-risanamento<\/strong>, con l&#8217;introduzione di apposite colonie di microorganismi che siano capaci di degradare gli inquinanti. In questo modo si ha un <strong>approccio ecologico<\/strong> al tema della bonifica. Tramite <strong>l&#8217;Active Phytoremediation Project Area<\/strong>, si punta ad utilizzare alberi e piante che siano capaci di intrappolare gli inquinati e, quindi, a bonificare in modo del tutto naturale determinate aree inquinate. Dalle analisi effettuate sulla biologia delle piante, si \u00e8 visto che in terreni contaminati da mercurio, le piante riconoscono il pericolo ed evitano selettivamente di assorbirlo, <em>per fortuna le piante non sono esseri umani<\/em>!<\/p>\n<div id=\"attachment_1199\" style=\"width: 310px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"http:\/\/www.inambiente.it\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/PRB.jpg\"><img aria-describedby=\"caption-attachment-1199\" loading=\"lazy\" class=\"size-medium wp-image-1199\" src=\"http:\/\/www.inambiente.it\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/PRB-300x184.jpg\" alt=\"PRB\" width=\"300\" height=\"184\" srcset=\"https:\/\/www.inambiente.it\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/PRB-300x184.jpg 300w, https:\/\/www.inambiente.it\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/PRB-980x602.jpg 980w, https:\/\/www.inambiente.it\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/PRB-624x383.jpg 624w, https:\/\/www.inambiente.it\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/PRB.jpg 1129w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-1199\" class=\"wp-caption-text\">PRB<\/p><\/div>\n<p><strong>Armando Di Nardo<\/strong>, del dipartimento di Ingegneria Civile della SUN e tra i promotori del workshop, ha introdotto il tema della <strong>bonifica utilizzando le Barriere Permeabili Reattive (PRB)<\/strong>, tramite le quali con processo di P&amp;T si punta ad ottenere ottimi risultati nella bonifica delle falde acquifere inquinate. Le tecniche proposte sono due, la <strong>PRB C (Continua)<\/strong> che prevede un&#8217;unica barriera a valle della falda attraverso la quale si fa passare il flusso e la <strong>PRB D (Discontinua)<\/strong>, composta da numerosi pozzi con all&#8217;interno il materiale adsorbente, sistema che permette di ottenere comunque ottimi risultati ottimizzando di parecchio il processo.<\/p>\n<div id=\"attachment_1200\" style=\"width: 310px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"http:\/\/www.inambiente.it\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/progettazione-della-PRB.jpeg\"><img aria-describedby=\"caption-attachment-1200\" loading=\"lazy\" class=\"size-medium wp-image-1200\" src=\"http:\/\/www.inambiente.it\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/progettazione-della-PRB-300x226.jpeg\" alt=\"progettazione della PRB\" width=\"300\" height=\"226\" srcset=\"https:\/\/www.inambiente.it\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/progettazione-della-PRB-300x226.jpeg 300w, https:\/\/www.inambiente.it\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/progettazione-della-PRB-624x470.jpeg 624w, https:\/\/www.inambiente.it\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/progettazione-della-PRB.jpeg 918w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-1200\" class=\"wp-caption-text\">progettazione della PRB<\/p><\/div>\n<p>Il progetto in questione \u00e8 stato proposto per il caso dell&#8217;area vasta di Giugliano dove, grazie all&#8217;utilizzo di particolari software per la modellazione dei flussi, si \u00e8 visto che tramite il PRB D e con un P&amp;T specifico, <em>la falda acquifera potrebbe essere bonificata in circa 25 anni<\/em>.<\/p>\n<p>La maggior parte dei processi di bonifica utilizzano sistemi di <strong>adsorbimento<\/strong> ed in questo ci \u00e8 venuto in aiuto il <strong>Prof. Amedeo Lancia<\/strong> del dipartimento di ingegneria chimica della Federico II di Napoli che ha appunto parlato di bonifica delle falde acquifere tramite adsorbimento su carbone attivo. Ha inoltre proposto alcuni studi di ricerca dove al posto dei carboni attivi si pensa di utilizzare le ceneri degli impianti di termovalorizzazione con lo scopo di utilizzare materiale che ha gi\u00e0 una caratteristica di rifiuti piuttosto che utilizzare sostanze &#8220;pure&#8221;.<\/p>\n<p>Il <strong>Prof. Pirozzi<\/strong>, del dipartimento di Idraulica della Federico II ha ampliato il discordo della bonifica dei suoli e delle falde acquifere, ribadendo che tra i maggiori inquinati ci sono i metalli pensati anche se non sempre la loro presenza \u00e8 da attribuire ad attivit\u00e0 legate all&#8217;uomo. Infatti si \u00e8 notato che analizzando le acque o i suoli della nostra zona (<strong>fortemente vulcanica<\/strong>) si \u00e8 visto che per alcuni metalli pesanti <em>i valori di fondo naturale sono maggiori dei limiti imposti dalla normativa<\/em>. Per il suolo si pu\u00f2 far riferimento al <strong>Soil Washing<\/strong>, un processo che prevede il prelievo del substrato inquinato, il lavaggio con soluzioni estraenti ed il ripristino del terreno nell&#8217;area d&#8217;origine. Ovviamente resta comunque la necessit\u00e0 di dover smaltire la soluzione estraente che ora risulta ricca di inquinante.<\/p>\n<div id=\"attachment_1201\" style=\"width: 310px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"http:\/\/www.inambiente.it\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/allarmismo.jpeg\"><img aria-describedby=\"caption-attachment-1201\" loading=\"lazy\" class=\"size-medium wp-image-1201\" src=\"http:\/\/www.inambiente.it\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/allarmismo-300x229.jpeg\" alt=\"allarmismo terra dei fuochi\" width=\"300\" height=\"229\" srcset=\"https:\/\/www.inambiente.it\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/allarmismo-300x229.jpeg 300w, https:\/\/www.inambiente.it\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/allarmismo-980x749.jpeg 980w, https:\/\/www.inambiente.it\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/allarmismo-624x477.jpeg 624w, https:\/\/www.inambiente.it\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/allarmismo.jpeg 1111w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-1201\" class=\"wp-caption-text\">allarmismo terra dei fuochi<\/p><\/div>\n<p>Troppo spesso i mezzi di informazione si rendono complici di pratiche di <strong>allarmismo<\/strong> che puntano a denigrare la nostra zona per interessi reconditi di alcune realt\u00e0 molto potenti. Basti pensare che tra pochi anni l&#8217;europa metter\u00e0 all&#8217;asta i litorali costieri ed \u00e8 ovvio immaginare che con tutta questa disinformazione in tema ambientale le coste del giuglianese e del basso casertano potranno essere acquistate a poco prezzo da speculatori senza scrupoli.<\/p>\n<p>Basta dare un&#8217;occhiata alle principale testate giornalistiche mondiali per rendersi conto che i giornalisti scrivono titoloni su titoloni basandosi su illazioni e su ipotesi di inquinamento, quando <em>per dire che un terreno \u00e8 inquinato servono numeri precisi che molto spesso portano a conclusioni del tutto opposte<\/em>. Si pensi a tutto l&#8217;allarmismo riportato dalle parole del pentito <strong>Schiavone<\/strong>, dove si \u00e8 detto che la maggior parte dei territori a nord di Napoli sono stati interessati dallo sversamento di sostanze tossico nocive, ma nessuno ha posto l&#8217;attenzione sul fatto che gli scarichi di cui si parla sono stati gi\u00e0 individuati, spostati e messi in sicurezza e che dalle analisi fatte non risulta nulla di ci\u00f2 che Schiavone ha detto successivamente.<\/p>\n<div id=\"attachment_1202\" style=\"width: 310px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"http:\/\/www.inambiente.it\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/dimodi.jpg\"><img aria-describedby=\"caption-attachment-1202\" loading=\"lazy\" class=\"size-medium wp-image-1202\" src=\"http:\/\/www.inambiente.it\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/dimodi-300x213.jpg\" alt=\"dimodi\" width=\"300\" height=\"213\" srcset=\"https:\/\/www.inambiente.it\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/dimodi-300x213.jpg 300w, https:\/\/www.inambiente.it\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/dimodi.jpg 611w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-1202\" class=\"wp-caption-text\">dimodi<\/p><\/div>\n<p>Infine, si \u00e8 parlato del progetto <strong><a href=\"http:\/\/www.ponrec.it\/open-data\/progetti\/scheda-progetto?ProgettoID=5025#Descrizione\" target=\"_blank\">DI.MO.D.I.<\/a><\/strong> (Dispositivo mobile per il desorbimento di idrocarburi), un interessantissimo impianto\u00a0che permette di bonificare i terreni inquinati direttamente in situ.<\/p>\n<p>L&#8217;impianto prevede l&#8217;utilizzo di una <strong>torre di desorbimento<\/strong> composta da due cestelli inclinati alimentata dal basso da gas ad elevata temperatura e dall&#8217;alto dal terreno da trattare. Nel cestello in alto si prevede la fase di <em>essiccazione<\/em> del terreno che grazie ad un piano inclinato stramazza nel cestello inferiore dove <em>fluidizza<\/em>\u00a0(in pratica grazie al gas insufflato dal basso il terreno fluidizza e si comporta come fosse un \u00a0fluido), attivando i processi di <strong>desorbimento<\/strong> che permetto il <em>passaggio dell&#8217;inquinante dal substrato solido alla soluzione fluida<\/em>. A monte della colonna \u00e8 presente un boiler dove si genera il gas desorbente e a valle sono presenti tutta una serie di impianti che depurano il gas che nel frattempo si \u00e8 arricchito di inquinante. Il tutto concentrato in poco spazio da poter essere trasportato su un bilico senza la necessit\u00e0 di attivare un protocollo di trasporto eccezionale. Un progetto davvero interessante che ha visto la partecipazione della SUN e della <strong><a href=\"http:\/\/www.edilgen.it\/\" target=\"_blank\">Edilgen<\/a><\/strong> (un&#8217;azienda napoletana che opera nel settore delle bonifiche).<\/p>\n<p>La giornata si chiude con un dibattito tecnico sui principali temi trattati.<\/p>\n<p>Una giornata intensa e ricca che ha visto la parte pi\u00f9 attiva della nostra citt\u00e0 mettersi insieme per cercare di creare un clima di rivincita e di rinascita. Non \u00e8 vero che la nostra \u00e8 la terra dei fuochi, la nostra \u00e8 una terra meravigliosa che grazie allo sforzo degli scienziati che la animano pu\u00f2 diventare di nuovo la Campania Felix che gli antichi tanto decantavano.<\/p>\n<p>Per maggiori informazione vi lascio il <a href=\"http:\/\/www.hubspa.it\/26-maggio-bonifica-e-risanamento-dei-siti-contaminati-workshop-finale-progetto-pon-rc-di-mo-d-i\/\" target=\"_blank\">link dell&#8217;evento organizzato presso l&#8217;HUB di Giugliano<\/a>.<\/p>\n<div id=\"attachment_1203\" style=\"width: 115px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"http:\/\/www.inambiente.it\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/locandina-bonifica-e-risanamento.jpg\"><img aria-describedby=\"caption-attachment-1203\" loading=\"lazy\" class=\"size-medium wp-image-1203\" src=\"http:\/\/www.inambiente.it\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/locandina-bonifica-e-risanamento-105x300.jpg\" alt=\"Locandina Di Mo D I\" width=\"105\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.inambiente.it\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/locandina-bonifica-e-risanamento-105x300.jpg 105w, https:\/\/www.inambiente.it\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/locandina-bonifica-e-risanamento-358x1024.jpg 358w, https:\/\/www.inambiente.it\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/locandina-bonifica-e-risanamento-624x1785.jpg 624w, https:\/\/www.inambiente.it\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/locandina-bonifica-e-risanamento.jpg 842w\" sizes=\"(max-width: 105px) 100vw, 105px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-1203\" class=\"wp-caption-text\">Locandina Di Mo D I<\/p><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quello che si \u00e8 tenuto il 26 Maggio 2015 presso l&#8217;HUB di Giugliano non pu\u00f2 essere definito n\u00e9 un convegno, n\u00e9 tanto meno un seminario, gli organizzatori l&#8217;hanno definito\u00a0workshop ma per me \u00e8 stata una vera esplosione di cultura. 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