{"id":144,"date":"2007-12-22T16:16:08","date_gmt":"2007-12-22T14:16:08","guid":{"rendered":"http:\/\/www.inambiente.it\/inblog\/?p=131"},"modified":"2007-12-22T16:16:08","modified_gmt":"2007-12-22T14:16:08","slug":"la-paralisi-campana-e-limpianto-ecologico-veneto-corriere-della-sera","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.inambiente.it\/index.php\/2007\/12\/la-paralisi-campana-e-limpianto-ecologico-veneto-corriere-della-sera\/","title":{"rendered":"La paralisi campana e l\u00e2\u20ac\u2122impianto ecologico veneto (Corriere della Sera)"},"content":{"rendered":"<div id=\"ri_adv_end_content\"><script async src=\"\/\/pagead2.googlesyndication.com\/pagead\/js\/adsbygoogle.js\"><\/script>\r\n\t\t\t\t<!-- Appunti Ingegneria -->\r\n\t\t\t\t<ins class=\"adsbygoogle\"\r\n\t\t\t\t\t style=\"display:block\"\r\n\t\t\t\t\t data-ad-client=\"ca-pub-5194127282884067\"\r\n\t\t\t\t\t data-ad-slot=\"8299779634\"\r\n\t\t\t\t\t data-ad-format=\"auto\"><\/ins>\r\n\t\t\t\t<script>\r\n\t\t\t\t(adsbygoogle = window.adsbygoogle || []).push({});\r\n\t\t\t\t<\/script><\/div><p><strong>Inceneritori<\/strong>. Se Napoli copiasse Venezia. Mentre in campania \u00e8 paralisi nel veneto si costruisce un impianto modello nel trattamento dei rifiuti.<\/p>\n<p>Dal\u00c2\u00a0 Corriere della Sera<\/p>\n<blockquote><p>Riuscir\u00e0 Babbo Natale a raggiungere tutti i bambini facendosi largo con la slitta tra montagne di spazzatura? Ecco il dubbio di tanti piccoli napoletani.<!--HP--> I quali, oltre al gran freddo che il buon Ges\u00c3\u00b9 ha mandato loro a rendere meno fetida l&#8217;aria, avrebbero diritto ad avere in dono un po&#8217; meno di ipocrisia. Cosa ci hanno raccontato, per anni e anni? Che il pattume partenopeo, ammucchiato senza uno straccio di raccolta differenziata cos\u00c3\u00ac com&#8217;\u00e8 (\u00c2\u00abtale quale\u00c2\u00bb, in gergo) non pu\u00f2 essere trattato, ripulito, riciclato, trasformato in combustibile e bruciato.<\/p>\n<p><strong>Falso<\/strong>. Succede gi\u00e0. A Venezia. Dove lo stesso tipo di immondizia viene smaltito senza problemi dal p\u00f9 grande impianto europeo di Cdr (Combustibile Derivato dai Rifiuti) che manda in discarica solo il 6% di quello che arriva coi camion e le chiatte. E dov&#8217;\u00e8 l&#8217;inceneritore? Dov&#8217;\u00e8 questo mostro orrendo le cui fiamme fanno inorridire i campani che da anni, dipingendosi gi\u00e0 avvolti dai fumi neri della morte, si ribellano all&#8217;idea di ospitarne qualcuno? A tre chilometri dalle bancarelle del mercato di Marghera. A cinque da Mestre. A otto dal campanile di San Marco. Senza che nessuno, neppure il gruppuscolo ambientalista p\u00f9 duro e puro e amante delle farfalle, abbia mai fatto una manifestazione, un corteo, una marcetta, un cartellone di protesta. Prova provata, se ancora ce ne fosse bisogno, che sotto il Vesuvio sono troppi a giocare sporco.<\/p>\n<p><strong>Pare una clinica<\/strong>, l&#8217;impianto in riva alla laguna, ai margini di Marghera. La bolzanina \u00c2\u00abLadurner\u00c2\u00bb l&#8217;ha costruito (dal primo scavo nel terreno al fissaggio degli interruttori elettrici) in <strong>dodici mesi<\/strong>. Contro i millenni necessari, non per l&#8217;indolenza delle persone quanto per la rete di veti e ricatti, nella sventurata Campania che, stando ai dati Apat, rappresenta da sola il 43% del territorio italiano inquinato dallo smaltimento scriteriato, o addirittura criminale, della \u00c2\u00abmunnezza\u00c2\u00bb. Impianto pulito. Silenzioso. Efficiente. Apparentemente quasi deserto. \u00c2\u00abQuanti dipendenti? Meno di un centinaio. Al Cdr, su tutto il ciclo, 28 persone\u00c2\u00bb, spiega Fiorenzo Garda, dell&#8217;azienda altoatesina. Sei in meno di quanti bivaccano al call-center napoletano del Pan (Protezione ambiente e natura) dove, stando al rapporto della commissione parlamentare, ogni centralinista riceve mediamente una telefonata a testa alla settimana.<\/p>\n<p><strong>Ventotto persone<\/strong> che, scivolando tra capannoni, rampe e officine, ricevono ogni giorno i rifiuti urbani di Venezia (comprese Mestre, Marghera, le isole), Chioggia e larga parte della Riviera del Brenta per un totale di 300mila persone. Meglio: per un totale equivalente a una popolazione di 300mila abitanti. La Serenissima \u00e8 infatti una citt\u00e0 speciale per almeno due motivi. Il primo \u00e8 che, scesa nei decenni a 50mila residenti, accoglie ogni anno quasi 20 milioni di turisti (meglio: 20 milioni di presenze giornaliere, per una media di circa 55mila abitanti supplementari al giorno con punte di 150mila) ai quali \u00e8 praticamente impossibile imporre la raccolta differenziata. Il secondo \u00e8 che un conto \u00e8 portar via la campana della carta e del vetro coi camion in terraferma (dove la \u00c2\u00abdifferenziata\u00c2\u00bb sta mediamente al 45%) e un altro con le barche nei canali.<\/p>\n<p><strong>Risultato<\/strong>: le \u00c2\u00abscoasse\u00c2\u00bb veneziane sono uguali alla \u00c2\u00abmunnezza\u00c2\u00bb napoletana. Con p\u00f9 nero di seppia e meno pummarola, ma uguali. E infatti, caricate sulle barche a da l\u00c3\u00ac trasbordate su enormi chiatte alle spalle della Giudecca, quando arrivano alle banchine di Marghera potrebbero essere perfettamente confuse con quelle che vengono scaricate dai camion nelle fosse dantesche degli impianti partenopei. \u00c3\u02c6 l\u00c3\u00ac che i destini si dividono.<\/p>\n<p><strong>I rifiuti campani<\/strong>, in attesa dei termovalorizzatori (quello di Acerra che doveva essere acceso a ottobre, dopo <strong>14 anni dalla prima dichiarazione di emergenza<\/strong>, \u00e8 bloccato dall&#8217;inchiesta dei giudici e i lavori per quello di Santa Maria La Fossa devono ancora cominciare) vengono imballati alla meno peggio e ammassati in gigantesche piramidi su terreni comprati a prezzi sempre p\u00f9 folli, con misteriosi rincari anche del 500% in dodici ore. Piramidi che ormai stoccano sette milioni di tonnellate di \u00c2\u00abecoballe\u00c2\u00bb (che \u00c2\u00abeco\u00c2\u00bb non sono) le quali potrebbero, se allineate, coprire la distanza che c&#8217;\u00e8 da <strong>Parigi a New York<\/strong>. Una situazione esplosiva. Che costringe da anni i commissari via via nominati a recuperare nuove discariche (l&#8217;ultima \u00e8 a Serre, a 102 chilometri dal capoluogo campano e per farla hanno buttato g\u00f9 centinaia di querce) o a riaprirne di chiuse sfidando la collera degli abitanti. Collera spesso accesa dalla camorra, che vede a rischio i suoi affari. Che si nutrono proprio dell&#8217;emergenza campana. Costata fino ad oggi almeno un miliardo e duecento milioni di euro. I rifiuti veneziani no, quelli i soldi, agli azionisti pubblici, li fanno guadagnare. Dice Gianni Teardo, responsabile tecnico degli impianti, che quest&#8217;anno il complesso di Marghera, costato 95 milioni di euro (<strong>un dodicesimo dei soldi spesi in Campania<\/strong>) va in attivo. Spiegare come la spazzatura venga \u00c2\u00abbollita\u00c2\u00bb per una settimana in enormi cassoni (\u00c2\u00ab<strong>biocelle<\/strong>\u00c2\u00bb), asciugata, sminuzzata, passata al setaccio per separare quello che pu\u00f2 essere riciclato tra i metalli, la plastica o la carta, sarebbe lungo. Basti sapere che, mettendo insieme questo lavoro con quello a monte della raccolta differenziata e poi una seconda e una terza operazione di filtraggio, l&#8217;impianto veneziano si vanta di mandare in discarica nell&#8217;entroterra di Chioggia solo il<strong> 6% del pattume trattato<\/strong>. Che dovrebbe essere ridotto entro un paio di anni al 3%. \u00c2\u00abAnche se puntiamo a ridurlo ancora, fino ad azzerare il ricorso alla discarica \u00c2\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Ferri, plastiche e carta <\/strong>vengono venduti sul mercato. La met\u00e0 del Cdr prodotto e compattato in \u00c2\u00abbrichette\u00c2\u00bb simili a corti bastoncini \u00e8 ceduto all&#8217;Enel che lo brucia al posto del carbone per fare energia. Tutto ci\u00f2 che pu\u00f2 essere usato allo scopo diventa \u00c2\u00abcompost\u00c2\u00bb per fecondare i terreni troppo sfruttati e in fase di desertificazione. E quel che resta, infine, viene bruciato.<\/p>\n<p><strong>Direte<\/strong>: oddio, vicino a Venezia! Esatto: in faccia a Venezia. Senza una protesta. Sotto il controllo dell&#8217;Arpav. Con un rapporto giornaliero sui fumi emessi. E sapete cosa salta fuori, a vedere i dati certificati dalle autorit\u00e0 sanitarie? Che un inceneritore di ultima generazione come quello veneziano, tra filtri e controfiltri, sta molto al di sotto dei limiti fissati, che sono da cinque a quindici volte p\u00f9 rigidi rispetto a quelli delle centrali termoelettriche o dei cementifici. Ma c&#8217;\u00e8 di p\u00f9. Fatti i conti, quel camino che smaltisce ci\u00f2 che resta dei rifiuti di 300mila abitanti butta nell&#8217;aria ogni ora circa 60mila milligrammi di polveri. Pari a quanti ne escono, stando alle tabelle Ue, dai tubi di scappamento di quindici automobili di tipo Euro2. Per non dire di quelle p\u00f9 vecchie, che inquinano infinitamente di p\u00f9. Direte: e se queste polveri fossero p\u00f9 aggressive? Mass\u00c3\u00ac, esageriamo: ogni camino come quello di Marghera inquina come una cinquantina di auto Euro2. E sapete quante ce ne sono, in Campania, di auto cos\u00c3\u00ac o p\u00f9 vecchie e inquinanti? Oltre 2 milioni e 200mila. Pari a 44mila inceneritori come quello di Marghera.<\/p>\n<p><strong>Gian Antonio Stella<\/strong><br \/>\n<strong>22 dicembre 2007 <\/strong><\/p><\/blockquote>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Inceneritori. Se Napoli copiasse Venezia. Mentre in campania \u00e8 paralisi nel veneto si costruisce un impianto modello nel trattamento dei rifiuti. Dal\u00c2\u00a0 Corriere della Sera Riuscir\u00e0 Babbo Natale a raggiungere tutti i bambini facendosi largo con la slitta tra montagne di spazzatura? Ecco il dubbio di tanti piccoli napoletani. 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