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29 ott, 2009

L’Università cambia faccia: tremano i baroni o tremano gli studenti? La Gelmini svela le carte e propone l’ennesima riforma.

Posted by: Domenico Di Nardo In: Flash News| Parliamone| Svago & Ambiente| Università| segnalazioni | Articolo letto 272 volte/a

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La riforma dell’università è stata presentata in Consiglio dei ministri. Che cosa cambia?
Per il momento nulla. Si tratta di un disegno di legge. Inizierà il suo iter in Senato e, se non dovessero esserci intoppi, diventerà legge soltanto nella primavera del 2010. Ma i rettori universitari hanno già lasciato intendere che il testo va nella giusta direzione ma dovrà essere ancora un po’ modificato nell’esame da parte del Parlamento.

Come saranno i rettori del futuro?
Non potranno rimanere in carica più di otto anni, ovvero due mandati. Oppure per un solo mandato della durata massima di sei anni. La norma ha valenza retroattiva e le università non potranno più decidere con modifiche autonome il numero dei mandati creando rettori spesso con incarichi ultra-decennali.

Come dovranno comportarsi in caso di parentele?
Entro sei mesi dall’approvazione della legge di riforma, le università dovranno approvare i loro statuti in regola con le caratteristiche decise dal ministero e dovranno adottare anche un codice etico per garantire la trasparenza nelle assunzioni e nell’amministrazione, evitando «incompatibilità, conflitti di interesse legati a parentele». In caso contrario, le università vedranno ridursi i finanziamenti del ministero.

Chi deciderà le assunzioni?
Sarà soltanto il consiglio di amministrazione ad avere competenza su spese e assunzioni, anche per le sedi distaccate. Il Senato potrà solo avanzare proposte di carattere scientifico. Almeno il 40% dei consiglieri del Cda dovranno essere esterni.

Che cosa accadrà alle università che non riusciranno ad essere in regola con i conti?
Per gli atenei in dissesto finanziario è previsto il commissariamento. Se però capiranno di non farcela, potranno fondersi tra loro per evitare duplicazioni. L’unione potrà avvenire su base federativa, tra università vicine, o anche in relazione a singoli settori di attività, per aumentare la qualità, evitare le duplicazioni e abbattere i costi. In ogni caso, gli atenei potranno avere al massimo 12 facoltà.

Qualcuno valuterà i professori?
Saranno gli studenti a valutare i professori e il loro giudizio sarà determinante per l’attribuzione dei fondi alle università da parte del ministero. I docenti avranno anche l’obbligo di certificare la loro presenza a lezione.

Quanto dovranno lavorare?
I professori a tempo pieno dovranno lavorare 1500 ore l’anno, di cui almeno 350 destinate ad attività di docenza e servizio per gli studenti o 250 nel caso di professori a tempo definito. Il loro impegno effettivo sarà sottoposto a verifiche utilizzando strumenti e modalità che verranno definiti in seguito.

E se i docenti non fossero particolarmente bravi?
Non otterrebbero gli scatti di stipendio, ad esempio, che saranno concessi solo ai professori migliori, in base ad una valutazione che spetterà all’Anvur. E viene introdotta la possibilità di prendere 5 anni di aspettative per andare a lavorare nel privato senza perdere il posto.

Come si diventerà associati o ordinari?
Viene introdotta l’abilitazione nazionale. Verrà attribuita da una commissione che potrà essere formata anche da componenti stranieri e che deciderà sulla base di specifici parametri di qualità. I posti saranno poi attribuiti sulla base di procedure pubbliche di selezione bandite dalle singole università. Non esisterà un tetto alle abilitazioni e le attribuzioni avverranno ogni anno con scadenze regolari.

I ricercatori scompariranno?
Si prevedono contratti a tempo determinato di 3 anni rinnovabili soltanto altri tre. Al termine dei sei anni se il ricercatore sarà ritenuto valido dall’ateneo sarà confermato a tempo indeterminato come associato. Potranno essere ancora banditi concorsi per ricercatori a tempo indeterminato ma fino al 2011. Gli assegni verranno rivisti, aumentando lo stipendio da 1300 a 2100 euro. E si abbasserà l’età minima per entrare in ruolo, da 36 a 30 anni.

E gli studenti meritevoli?
Sarà costituito un fondo nazionale per il merito, in modo da erogare borse di studio e gestire con tassi bassissimi i prestiti d’onore. E ci sarà una delega al governo per riformare il diritto allo studio e spostare il sostegno direttamente agli studenti che vogliano accedere agli studi universitari senza averne le possibilità.

Ci saranno dei fondi per le Università?
Il ministro dell’Economia Giulio Tremonti ha promesso che il governo penserà innanzitutto agli atenei nell’utilizzare i fondi provenienti dal rimpatrio dei capitali all’estero.

La Stampa.

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